Congregazione

Nel nostro nome “Piccole Missionarie Eucaristiche” è sintetizzato il dono di Dio alla Congregazione. Piccole perchè tutto l’ insegnamento di Madre Ilia sarà sempre un invito all’umiltà, alla minorità come condizione privilegiata per ascoltare Dio e gli uomini. È qui che noi Pme ci innestiamo alla spiritualità francescana (Madre Ilia amerà definire la comunità “l’ultima pianticella del grande albero francescano”). Missionarie perché il necessario è andare e condurre le persone all’Eucaristia, centro e senso della vita. Nasciamo il 3 novembre 1928 a Bagnoli per condividere l’esperienza di Gesù Eucaristia attraverso l’azione catechistica. Ieri come oggi portiamo avanti quest’opera perché tutti possano conoscere l’amore con il quale Dio ci ama, ci guida, ci nutre. In Italia e oltre: Brasile, Albania, Perù…

La rigenerazione nell’amore è il compito speciale che Dio affida a Ilia e alla Congregazione, perché ogni realtà che si avvicini rinasca attraverso una parola di condivisione e di solidarietà. Soprattutto quelle realtà più piccole e lontane.

“Gesù non ci chiede come a tanti Santi, un’opera di misericordia corporale verso i poveri, gli ammalati, ma un’opera di rigenerazione amorosa dell’umanità, di consolazione degli afflitti, dei diseredati di affetti, di quelli che una parola d’amore conquista, trasforma, eleva”. (dal Diario Spirituale 9/10. 11. 1925) 

Le Origini

“I piccoli hanno fame e non c’è chi spezzi loro il pane”(Libro delle Lam 4,4)…

È il testo biblico che il sacerdote Luigi Zaccaleoni, padre spirituale di Ilia, ripete con insistenza perché si decida a fondare la nuova congregazione. E Ilia, dopo molte resistenze e un lungo travaglio interiore, si arrende. Villa Letizia, una casa presa in affitto, segna la prima tappa della nascente opera. Quattro signorine che, nella povertà dei mezzi e nella perfetta letizia tipicamente francescana, rivoluzionano Bagnoli*. Ilia e compagne rispondono così all’esigenza catechistica di questo Villaggio turistico che si sta rapidamente trasformando in centro urbano e industrializzato per la presenza dell’Italsider . In questo contesto il loro apostolato appare come “una cosa nuova”: un entrare in relazione e comunicare ad ognuno quella “parola che conquista, trasforma, eleva”. Nel dopoguerra numerose saranno le attività socio-assistenziali che la Diocesi affiderà alle suore: le colonie estive, il collegio, il lavoro nelle fabbriche e nei cantieri (P.O.A. e O.N.A.R.M.O.), il centro emigranti… E poi nel 1948 la partecipazione attiva delle suore alle Settimane sociali per istruire e preparare le donne alle prime votazioni. Un apostolato itinerante e provvisorio, un lavoro d’avanguardia che spesso si attira non poche critiche. Ma la provocazione di Ilia e compagne non è altro che “una grande carità”, il desiderio che la Parola di Dio raggiunga ogni uomo e lo rigeneri.

La Storia

Una storia breve, lunga settantasette anni, durante i quali il Signore ci ha guidato con bontà attraverso tappe decisive.

4 ottobre 1897 nasce Ilia Corsaro. Il contesto familiare culturalmente aperto favorisce lo sviluppo delle sue doti umane, ma l’esperienza della fede avverrà più tardi e sarà travolgente. Dal 1919 non potrà fare a meno dell’Eucaristia quotidiana e della preghiera e sceglierà uno stile di vita povero.

1919-1928 Il lungo cammino di discernimento di Ilia è durato un decennio. Nel 1919 incontra a Bagnoli durante la villeggiatura padre Luigi Zaccaleoni, che sarà il suo direttore spirituale, e Isola Mazzantini, che diventerà la sua discepola prediletta. Nel 1925 Ilia ha una chiara intuizione del suo carisma incentrato sull’Eucaristia e sull’apostolato della Parola. Ci sono anche delle ragazze disposte a seguirla, ma ella non si decide. Nell’attesa accetta l’insegnamento in una scuola. Il 3 novembre 1928 Ilia e le prime tre compagne danno il via ad una prima forma di vita comune e diventano “una luce per tutti”. Il catechismo, le adorazioni, le giornate di ritiro, l’accoglienza di quanti bussano alla porta…

1937-1946 La comunità negli anni cresce, il carisma è fecondo e creativo. La casa diventa luogo di aggregazione e le suore promuovono iniziative diverse. Una delle prime attività della Congregazione sarà la scuola di taglio e cucito che permette il contatto con tante giovani. Comincia anche una prima attività educativa con l’apertura di una scuola materna e di una casa a Soccavo nel 1937. Altre comunità sorgono nella diocesi di Pozzuoli e fuori. L’esperienza tragica della guerra intanto si fa sentire, ma le suore continuano il loro apostolato. La Diocesi chiede continuamente la collaborazione nelle attività socio-assistenziali promosse subito dopo la guerra. Con sacrificio la comunità risponde alle richieste anche perché il Vescovo stenta a concedere l’approvazione, guarda con sospetto alla povertà dei mezzi economici e al numero esiguo dei membri.

1950-1954 Sono anni difficili, per far fronte alle necessità economiche le suore vanno negli USA e grazie agli aiuti si dà inizio alla costruzione della Cappella e si può ampliare la casa per accogliere gli orfani dell’ENAOLI (Ente per l’assistenza degli orfani di guerra). Intanto il Vescovo affida alle suore il servizio delle mense nelle fabbriche. Erano anni difficili per il mondo operaio, quasi sempre ostile alla Chiesa. Si avverte il bisogno di evangelizzare questi ambienti, anche se non è sempre facile per le suore e non mancano le critiche all’Istituto per quest’opera che invece sarà preziosa. Si moltiplicano i centri di assistenza agli emigranti nei quali le suore prestano il loro servizio. Ancora in questi anni verrà affidata da Mons. Michele Maddaluno, parroco di Santa Maria a Pozzuoli, la direzione della scuola parrocchiale (1950) e poi successivamente quella della casa di riposo San Giuseppe (1956). Finalmente nel 1954 la Congregazione riceve l’approvazione con il Decreto della Diocesi e le suore pronunziano pubblicamente la loro professione perpetua. Segue un decennio fecondo.

1962-1974 Inizia nel 1962 la costruzione della Chiesa di Santa Croce che sarà inaugurata l’anno successivo. Seguono gli anni del Concilio e Madre Ilia si inserisce pienamente nel rinnovamento promosso anche se la sua comunità ha poco di cui “svecchiarsi” . L’importanza del laicato cattolico, l’attenzione ai problemi della Chiesa e del mondo, erano temi già presenti in lei e avvertiti con molta forza. La congregazione nel 1972 accoglie la richiesta di una missione a favore degli emigrati in Svizzera in collaborazione con i padri gesuiti di Basilea. Nella scuola materna le suore accolgono dalle ore 6.00 alle 18.00 i figli degli emigrati. Il loro servizio è prezioso e la loro presenza favorisce la conoscenza reciproca delle famiglie italiane. Nel 1973 la Congregazione celebra il 1° Capitolo Generale, Madre Ilia è rieletta Superiora Generale e nel 1974 un duplice dono da Dio: il decreto di approvazione della Santa Sede e la missione in Brasile.

1977 23 marzo Madre Ilia, già ammalata da tempo, muore circondata dalle sue suore e dopo aver ricevuto l’Eucaristia. Nel 1994 le sue spoglie saranno deposte nella chiesa di S.Croce, nella cappella dell’Annunciazione, mistero della Madonna a lei molto caro. La Congregazione sarà guidata da suor Carmela Di Muro sino al 2000.

Spiritualità

Il nostro impegno e la nostra passione a costruire un mondo nuovo, delle relazioni più umane trova la sua ragione e senso nell’Eucaristia: nella passione di Gesù per l’uomo fino a dare la vita. Mistero e memoriale che si rinnova nella celebrazione eucaristica. Nell’Eucaristia celebrata e adorata ogni giorno contempliamo quanto e come Dio ci ami e ne diventiamo testimoni. In tanti, dentro e fuori la Chiesa, non conoscono e non sperimentano questo dinamismo dell’Eucaristia che è pane spezzato per gli altri. Madre Ilia ne intuiva la centralità nella vita del credente e ripeteva il grido di S. Francesco: “L’amore è poco amato, l’amore è poco conosciuto”.
Era questo il dono a Ilia per tutta la Chiesa che la faceva restare lunghe ore davanti a Gesù Eucaristia e rispondere con lo stesso amore e prontezza al grido dei “piccoli”. “La nostra meta non sia la santità, ma la sua gloria, la gloria dell’Eucaristia”. Ilia ha questa grande intuizione e precorre i tempi e il Concilio: la santità non è personale, né può essere l’ideale di una vita. Ideale è vivere per il Regno: per una storia abitata da Dio che non generi più poveri, oppressi, prigionieri. “Venga il tuo Regno”, venga cioè questo nuovo stile relazionale, questa nuova architettura del mondo. E ogni uomo vi abbia parte! E’ l’ideale al quale ogni suora consacra la vita. Ne è segno la medaglia che riceviamo nella professione perpetua che porta incisa l’invocazione del Padre Nostro.

“Fedeli a questa grazia particolare noi vogliamo vivere una vita eucaristica, di offerta, di sacrificio, di rendimento di grazie, in un servizio continuo ai fratelli, soprattutto i più piccoli, gli ultimi, a imitazione di Cristo”. (Regola di vita n.7)

Madre Ilia

 

Madre Ilia Corsaro nasce il 4 ottobre 1897 a Resina (oggi Ercolano) in una famiglia che non la educa alla fede cristiana. Il papà Angelo era un noto professore universitario, non credente, la mamma un’insegnante. Solo nell’adolescenza conosce attraverso il fratello Italo il Vangelo e, come lui, ne rimane affascinata.

Avverte sin dall’inizio forte il desiderio di contemplazione del mistero Eucaristico e pensa di entrare tra le Carmelitane. Ma…altri sono i disegni di Dio! L’attività apostolica ed educativa in casa e fuori con uno stile di vita povero e il lungo travaglio della fondazione le fanno comprendere che la contemplazione dell’Eucaristia in lei doveva diventare servizio verso i piccoli, i più poveri e lontani. L’opera, che nasce a Bagnoli il 3 novembre del 1928, è affidata da Ilia interamente alla Provvidenza. Non vuole un lavoro redditizio, ma “rispondere ora per ora alle necessità dei fratelli”. E questa sarà una costante per molto tempo. Madre Ilia muore il 23 marzo 1977 e dal 1994 è avviata la Causa di Canonizzazione.

La sua vita vissuta con passione per Dio e per gli uomini è un esempio luminoso anche per noi abitanti del terzo Millennio.

“La mia ambizione e la mia gloria è quella di immergervi nel cuore di Dio. Quanto è grande la pace di quelli che cercano il Suo volto: ogni sofferenza diventa dolce ed ogni grave lavoro leggero.”

 

(dal Diario spirituale 14.6.1940)