XXIV Domenica del t.o. (Anno A) – Dalla gratitudine nasce il perdono!

In questa  24^ domenica del tempo ordinario continua il discorso di Gesù sulle relazioni fraterne. Probabilmente quanto abbiamo ascoltato domenica scorsa sulla correzione fraterna (Mt 18,15-20) ha suscitato nei discepoli e negli ascoltatori altri interrogativi. Oggi è Pietro a chiedere a Gesù circa l’atteggiamento più difficile quale il perdono… Quante volte dovrò perdonargli?  La domanda è chiara, non si chiede quanto sia importante o perché bisogna perdonare, piuttosto si cerca un numero, una quantità, un limite.  Proprio così, noi vorremmo dei limiti che per certi aspetti faciliterebbero i rapporti. Gesù non ci insegna i rapporti di convivenza civile e umana, ma ci immette nella scuola delle relazioni fraterne. E quando si tratta di questo tipo di legame non sono i calcoli e le misure, i paletti da rispettare.  Perdonare sette volte era già tanto, ma non basta, Gesù ci introduce nella logica del “sempre”.

Segue poi la famosa parabola dove Gesù mette in evidenza l’incapacità dell’uomo di rispondere all’amore gratuito con altrettanta gratuità. Un uomo che sperimenta l’ascolto della sua supplica, fa esperienza di un cuore grande e aperto nei suoi confronti, viene totalmente liberato dal peso del suo debito, ma non è capace di fare altrettanto. Quest’uomo ha un debito enorme, ma dalla disperazione passa alla supplica che viene esaudita. Peccato però, che il suo cuore si chiude subito per molto di meno. È stato solo capace di gridare la sua supplica, ma non di ascoltare quella del suo debitore. Non basta essere stati perdonati, da questo atto se non si impara la gratitudine a nulla serve. Gesù ha fatto proprio una fotografia perfetta alla nostra vita, al nostro cuore, alla nostra logica, quasi uno zoom sulle nostre incoerenze e incongruenze. Ma nello stesso tempo ci proietta verso la logica del di più e del massimo dell’amore…il perdono di cuore! Il perdono di cuore che libera prima di tutto chi lo dona e poi si espande fino a creare un circolo d’amore.

Il re della parabola capace di compassione e di una larga misericordia è Dio, il Dio lento all’ira e ricco di grazia, qualità questa che da sempre gli uomini hanno provato a ridimensionare, recintare, restringere in precetti, leggi, norme, numeri…fino a sette volte? Questa parabola non è tanto un invito a perdonare, quanto a riconoscere l’essere stati perdonati e amati mentre eravamo e siamo nel peccato. Dio per amarci non aspetta che noi siamo migliori, ma è il suo amore a darci la possibilità di diventare migliori, uomini e donne grati, capaci di amare fino a perdonare.  La misericordia ricevuta ci affida la missione di portare e donare il perdono. Non è il nostro perdonare che ci merita il perdono, ma il grande cuore di Dio dove non contano i meriti, ma l’apertura alla Grazia!

     Suor Giuliana Imeraj

 

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