XIV Domenica del t.o. anno B – Lo scandalo della prossimità di Dio

Il brano evangelico di questa domenica è racchiuso tra due parentesi di stupore: inizia con la sorpresa della gente di Nazareth:”Da dove gli viene tutta questa sapienza e questi prodigi?” e termina con la meraviglia di Gesù: ”E si meravigliava della loro incredulità”. Ci rivela che l’incredulità all’operato di Gesù viene proprio dalla sua patria, da chi l’ha visto crescere in quei trent’ anni di umiltà, di lavoro e di servizio. Gli anni trascorsi a Nazareth, con Giuseppe e Maria, non sono soltanto anni di crescita fisica, sono il nascondimento di un Dio salvatore, che decide di condividere con la creatura tutta l’esperienza umana e terrena. Sono il risultato di una scelta di umiltà vera, concreta e discreta di Dio che regna nei cieli; sono il passaggio temporale di una vita umanamente vissuta da Dio creatore. Alla luce della morte e risurrezione di Cristo, possiamo comprendere questi anni di silenzio, così difficili da accettare dai suoi contemporanei, ma anche da noi oggi. Gesù si presenta come un Maestro povero, semplice ed umile, ma che tuttavia parla di cose mai udite prima: ”Da dove gli vengono queste cose…non è costui il falegname….ed era per loro motivo di scandalo”. Scandalizza l’umanità di Gesù, la prossimità di Dio. Eppure è proprio questa la buona notizia del Vangelo: stupore della fede e scandalo di Nazareth: Dio ha un volto d’uomo, il Logos la forma di un corpo.

Hanno proprio ragione a chiedersi da dove viene la sapienza di Cristo; non è certo la sapienza umana, spesso così piena di sé, così desiderosa di riconoscimenti, pronta a mostrarsi superiore e talvolta orgogliosa! E’ tutt’altra Sapienza, che trova proprio nell’umiltà e nel servizio generoso il suo ambiente vitale.

La questione che pongono è giusta, ma non hanno il coraggio di aprire il cuore a tutto ciò che implica la risposta alle loro domande. L’invito per noi è lo stesso; in una società che si proclama cristiana, rischiamo di chiuderci al suo amore e non comprendere in pieno il suo messaggio. A conclusione del brano, Marco annota:” Non vi poté operare nessun prodigio: solo impose le mani a pochi malati e li guarì.  Il Dio rifiutato si fa ancora guarigione, anche di pochi, anche di uno solo.

Il Signore ci conceda di essere liberati dall’orgoglio, per lasciar posto a Lui e alla sua Parola; Egli non vuole agire con la sua onnipotenza, ma desidera che collaboriamo con la nostra fiducia e con il nostro desiderio di credere in Lui e di amarlo.

sr Annafranca  Romano

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *