3^ Domenica del t.o. anno B – Lasciare le reti per creare reti

“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. Inizia così la predicazione di Gesù nel vangelo di Marco, una predicazione preceduta dal silenzio di quaranta giorni nel deserto.  Poche parole, ma una certezza: “il tempo è compiuto”. E’  finita l’attesa che forse rimandava anche la conversione, “il regno di Dio è vicino”, bisogna convertirsi, volgere lo sguardo verso colui che è in mezzo al suo popolo e porre il cuore in un’altra dimensione.

La predicazione di Gesù è fatta di poche parole, ma di tanto cammino, di tanti incontri, fondato sullo sguardo attento, penetrante, mai fugace e disinteressato. È così anche per gli incontri  che contempliamo in questa domenica. Gesù passando vide con attenzione questi due fratelli, Simone ed Andrea,  osserva la loro vita e il loro lavoro e forse pensa che si può fare di più e soprattutto “essere di più”.  Loro lasciano le reti, ma Gesù getta davanti a loro un sogno che però paradossalmente si realizzerà solo stando dietro a Gesù. Futuro incerto,  ma la sua è una parola certa, presenza rassicurante tanto da non far esitare questi due fratelli e fidarsi senza aver nulla compreso di quella promessa; ““Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”

L’annuncio del Regno da parte di Gesù  inizia formando così la sua prima piccola comunità e i discepoli sono chiamati a lasciare le reti per creare e far parte di una nuova  rete fatta di cuori, volti, storie, cammini intrecciati. Tutto comincia direttamente con la pratica della “sequela” perché le vere lezioni di vita si imparano camminando e vivendo.  E Gesù continua il suo cammino chiamando ancora i figli di Zebedeo che, senza esitare muovono i loro passi,  forse, incoraggiati dalla presenza di Simone e Andrea, perché è sempre vero che la sequela degli altri può essere contagiosa, stimolante, rassicurante. Mettersi in cammino insieme significa poter affrontare ogni imprevisto. Dietro a Gesù dovranno imparare ad affrontare loro stessi, la loro idea su Dio, le loro certezze sull’amore. Insieme faranno la fatica di comprendere chi è questo maestro e chi sono loro grazie al maestro e per il maestro. Insieme saranno testimoni dell’agire di Dio anche se inconsapevoli. I vangeli ci raccontano non saranno fughe e tradimenti a spezzare quel  legame nato quel giorno lungo il mare di Galilea, perché il filo lo tiene il Signore fino alla fine nonostante la sequela è sempre debole, umana, mille volte tentata  a tornare alla propria barca. È Gesù che non cambia idea mai, non si pente di averci chiamati nonostante i scarsi risultati. Quel giorno lungo il mare di Galilea Gesù riscrive la storia di questi discepoli, ma anche la nostra e di chiunque un giorno si è sentito dire “seguimi” e ha deciso di coinvolgersi per il Signore.

Marco nel suo vangelo è sintetico, chiaro, da delle veloci pennellate, quasi non dà il tempo per ragionare su ciò che accade, ma certamente dà delle ragioni per credere, vivere e seguire il Signore; la ragione è Gesù stesso!

suor Giuliana Imeraj

 

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