Assemblea Cism\Usmi – La chiamata di Dio alla gioia del servizio

Sabato 14 ottobre u.s. si è tenuto a Pompei l’Assemblea congiunta Cism\Usmi, cioè dei religiosi e delle religiose della Campania. Il tema dell’incontro, nell’ambito del Sinodo dei giovani 2018, “La chiamata di Dio alla gioia del servizio” è stato presentato dal relatore della mattinata, p. Ubaldo Montisci. Il religioso salesiano, che insegna alla pontificia Università Salesiana,   ha proposto una riflessione sul documento preparatorio “Giovani, fede e discernimento vocazionale con un approccio educativo e uno sguardo particolare alla vita consacrata, seguendo lo schema del documento. “Nell’orizzonte del Sinodo, abbiamo un’opportunità per riflettere sulla vocazione, sul valore che assume per i tempi che viviamo, sulle condizioni che rendono ancora possibile una risposta gioiosa alla chiamata di Gesù”: queste le parole introduttive della sua relazione che ha offerto diversi spunti di riflessione.  Una prima sottolineatura rilevante riguarda il contesto in cui viviamo definito dal relatore come “un inedito assoluto”. Il contesto sociale, culturale attuale nel quale i giovani oggi crescono, è caratterizzato da rapidi cambiamenti e dalla complessità dei processi tanto da far affermare che “ci troviamo in un contesto di fluidità e incertezza mai sperimentato in precedenza”. Le nuove tecnologie digitali hanno cambiato il modo di entrare in relazione con il mondo e con l’altro,  il modo di apprendere, di parlare…Una tale realtà complessa, inedita, ha bisogno di risposte altrettanto inedite, da ricercare all’interno di un approccio sistemico  e con una mentalità “sanamente critica”, da educare nelle nuove generazioni. Per il relatore la prospettiva più adeguata per comprendere il contesto presente è quella della “pluralità” che obbliga al confronto, a ricercare un linguaggio e delle categorie lessicali anche, comprensibili e condivisibili da tutti. Dobbiamo cercare quel terreno comune su cui incontrarci, al di là delle differenze, per poter vivere nella pace.

Tutto ciò esige un’attenzione e cura particolare degli ambienti formativi, con la riqualificazione della presenza delle comunità sul territorio, con l’affinare uno stile di prossimità, di vicinanza all’altro, con il favorire l’esperienza del gruppo. Lavoro fondamentale del formatore, della guida, è quello di “destrutturare l’immaginario religioso delle persone”: ognuno di noi si porta dietro delle rappresentazioni di Dio, della vita, della fede che hanno bisogno di liberarsi da pregiudizi, incrostazioni, perchè “anche i più grandi valori del passato non possono essere semplicemente ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati, attraverso una, spesso sofferta, scelta personale” (Benedetto XVI).

Altro interessante spunto è l’affermazione che l’evangelizzazione non si improvvisa…Come cristiani dobbiamo aver chiaro che essa si muove tra efficacia e fecondità: la prima è risultante di capacità acquisite attraverso la riflessione, lo studio, la ricerca; la seconda è frutto della grazia e la si chiede come dono nella preghiera. L’evangelizzazione ha bisogno di efficacia educativa e di fecondità spirituale. Riguardo  al discernimento, esso viene definito non come processo chiarificatore a tutti i costi,  ma  come “un andare avanti nel grigio della vita e cercare lì la volontà di Dio”, puntando alla purificazione della motivazione, al protagonismo personale e all’assunzione responsabile delle scelte.

Interessante verso la conclusione il riferimento alla legge di pendolarità di H. Nouwen: nella vita umana e spirituale, non vale la legge del progresso, ma quella della “pendolarità” che oscilla dall’ isolamento alla solitudine, dall’ostilità all’ospitalità, dall’illusione alla preghiera. Una prospettiva che ci permette di ridimensionarci, che ci guardare con più misericordia ai nostri limiti e alla nostra umanità.

Viola Mancuso pme

   

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