Domenica della Santa famiglia – Nel mistero della famiglia: sogno, servizio e benedizione

In questa ultima domenica dell’anno civile celebriamo la festa della  Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

Cosa dice a noi, impegnati in bilanci tra botti e festeggiamenti, questa famiglia santa? …Quale messaggio ci porta? A guardarla bene anche la famiglia di Betlemme non è proprio delle più normali: il papà, Giuseppe, è lo sposo di Maria ma non il papà del bimbo; la mamma, una vergine che  dà alla luce un figlio che è di Dio; il bambino, il “Messia”, “l’atteso delle genti”, nasce in un tugurio lontano dalle acclamazioni e da ogni attesa, anzi per lui “non c’era posto” in questa parte di mondo. Tutti e tre sono pellegrini e saranno costretti presto all’esilio.  Ma cosa rende allora straordinaria questa famiglia?… Entriamo nel suo mistero in punta di piede, come d’altra parte in quello di ogni vicenda umana…il Vangelo di oggi ci dà una mano a comprendere ed accogliere e ci fa intravvedere la via da percorrere anche nelle nostre relazioni umane, familiari, comunitarie.

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, (Maria e Giuseppe) portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore…” (Luca 2,22). La giovane coppia porta il bambino al tempio, come ogni coppia credente. Non hanno ancora compreso bene di questo figlio… chi sia, cosa sarà di lui; ma entrambi sanno che bisogna presentarlo al Signore e ringraziare, obbediscono ad un comando della Legge…Giuseppe è uno che la conosce bene la Legge ed è uno che ascolta la vita. Così come quando aveva deciso di ripudiare in segreto Maria e nella notte un angelo in sogno gli svela il mistero della gravidanza della sua donna…Giuseppe crede al suo sogno e ci crederà anche dopo la nascita del bambino, quando un angelo in sogno lo avverte di fuggire in Egitto. E ancora quando, passato il pericolo con la morte di Erode, sarà invitato a ritornare in patria. E’ un sognatore, ma i suoi sogni non sono di gloria, di autorealizzazione… Sono sogni che riguardano gli altri, il bene, la custodia della vita. Servizio e sogno sono anche le due parole che segnano l’esperienza dei due vecchi che attendono al tempio la salvezza di Israele: Simeone e Anna. Due vecchi che continuano a sognare, a cercare Dio tra il tempio e la vita e sono capaci di riconoscere in quel bambino la luce di Dio e benedire…Dire bene della vita, delle persone, di Dio. Due vecchi che riescono a guardare lontano, al futuro e diventare profeti: “Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione…”.

“Il padre e la madre si stupivano delle cose che si dicevano di lui…” continuano a non comprendere ma, ritornati a casa, custodiranno il mistero di questo figlio che cresce in sapienza e grazia. Anche nella casa di Nazaret le parole chiave saranno servizio e sogno e bendizione. E ci auguriamo, all’inizio di un nuovo anno, che lo siano in ogni famiglia umana.

Viola Mancuso pme

 

 

 

 

 

 

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