Festa della presentazione al tempio- Gesù, luce che illumina

In questa IV settimana del tempo ordinario, trova spazio l’antica festa della presentazione del Signore al tempio e dunque dell’incontro tra Gesù e l’umanità. Di fatto, il vangelo proposto per l’odierna liturgia ci presenta l’ingresso di Giuseppe e Maria al tempio, essi, non fanno neanche in tempo ad entrare che incontrano subito braccia pronte ad accogliere il bambino, braccia che per lungo tempo sono state in attesa di poter stringere a sé la luce che vince le tenebre. Braccia “solide” di due anziani, Simeone ed Anna, due persone desiderose di incontrare il Signore e, seppur anziani, ancora carichi di attesa e di desiderio.
Questa loro attesa deve diventare sprone per ognuno di noi e deve essere di aiuto per interrogarci circa la nostra capacità di attesa e di speranza. Attendere significa tendere verso qualcosa o qualcuno. E noi? Verso chi tendiamo le braccia?
La nostra fede, il nostro incontro personale con il Signore, deve essere alimentata sempre dal desiderio e dalla speranza. Una speranza non vuota, sterile, inutile che aspetti chissà cosa piova dall’alto, ma una speranza certa, sicura della presenza di Dio nella nostra vita e nella nostra storia. Egli c’è ad illuminare le tenebre del nostro cuore, Egli è presente come nostro compagno di cammino; Egli è presente come aiuto nelle difficoltà, forza nelle prove, sollievo nella sofferenza. E noi? Ce ne rendiamo conto? Sperimentiamo questa presenza verso cui tendiamo le braccia?
Se sappiamo aspettare, impareremo ad essere attenti, vigili verso tutto ciò che ogni istante siamo chiamati a vivere e man mano sapremo anche uscire dall’abitudine che spesso attanaglia la nostra vita privandoci della capacità di stupirci ancora del dono della vita. Sperimenteremo così la salvezza di Dio, il suo dono di prossimità, il suo abbraccio che ci unisce alla sua vita, al suo amore.
Con il Signore nella nostra vita cadrà in rovina tutto ciò che ci lega, ci opprime, ci blocca, tutto ciò che contraddice la nostra vita in lui e impareremo a vivere liberi nella gioia e nella forza della risurrezione che ci rende figli chiamandoci ad essere fratelli.

suor Simona Farace

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