I Domenica di Avvento -Vegliate nell’attesa

Inizia per noi cristiani una “nuova avventura” di meditazione. Con la prima domenica di avvento si dà avvio all’anno liturgico e ci si immerge in un clima profondo di attesa del ritorno del Signore.

L’avvento è un periodo di tempo che dura circa 4 settimane. Dal latino ad-ventus, attesa. Esso ci cala sì nel ricordo di un passato (la prima venuta di Cristo) che diventa per noi storia della salvezza, ma ci proietta pure nel futuro, in quella seconda venuta di Cristo che, come un ladro di notte (1Ts 5,2) ritornerà nella vita di ognuno di noi. In realtà, il Vangelo proposto oggi alla nostra riflessione si apre su uno scenario apocalittico per evidenziare meglio il giorno della venuta del Signore, il giorno del giudizio, il tempo futuro, l’escatologia, cioè il tempo del ritorno del Figlio dell’Uomo.

L’apocalittica è un genere letterario sviluppatosi in Israele molti anni prima della venuta del Cristo; il libro del profeta Daniele, per esempio, ne risente molto di questo influsso che punta sul racconto di eventi terribili per raffigurare l’immensa potenza che si sprigionerà nel giorno della venuta del Signore. Ci sono quindi per noi cristiani, due tempi di avvento: uno in cui facciamo memoria della venuta di Cristo nella nostra carne, nell’umiltà della condizione umana e un altro, quello del ritorno glorioso di Cristo. Tra questi due momenti, ha vita la storia dell’uomo e del cristiano che attende con impazienza il ritorno del Signore (escatologia).

Questo termine che indica il discorso sugli eventi finali della storia e del mondo, ci fa pensare ad un tempo futuro ancora da venire, ma che è già presente in mezzo a noi; sappiamo infatti che il regno di Dio è già iniziato e che è già in mezzo a noi (Mc 1,14-15). Noi camminiamo già nella meta e non solo verso la meta; siamo immersi nella venuta del Signore in mezzo a noi e ne attendiamo il pieno compimento finale, quando lo vedremo faccia a faccia. Il Vangelo di oggi, allora, ci ricorda proprio questo: la venuta del Figlio dell’uomo tra le angosce, la sofferenza e le depressioni dell’umanità. Egli, il Figlio dell’Uomo, libererà l’umanità da tutte queste sopraffazioni, ridonandole la vera libertà dei figli di Dio.

Ma chi è il Figlio dell’Uomo? Nei Vangeli è citato ben 70 volte e, molte di queste, sono pronunciate proprio da Gesù. Questo titolo, indica sia l’umanità di Gesù e tutta la sua vicenda storica, sia Colui che detiene un potere eterno che mai tramonterà di un regno che mai avrà fine, come ci ricorda il profeta Daniele al cap. 7 (1° lettura di domenica, festa di Cristo Re). Per gioire della venuta di Cristo, però, dobbiamo imparare ad essere vigilanti e perseveranti nella preghiera, facendo dell’Amore l’unico scopo della nostra vita. Quando il Signore tornerà, non conterà le nostre opere buone, le nostre preghiere, ma ci chiederà quanto abbiamo amato e quanto Lo abbiamo riconosciuto nei poveri, nei sofferenti, nei bisognosi.

In questo tempo di avvento, diventi questo il nostro impegno: imparare ad amare come il Padre ci ama, per essere trovati pronti a partecipare della Sua eredità.

sr Simona, P.M.E.

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