II domenica di Pasqua-Beati quelli che pur non avendo visto crederanno

Questa beatitudine che riscontriamo nel vangelo di Giovanni è rivolta a me, a te, a noi tutti cristiani di oggi riuniti come Chiesa. È un’esclamazione di Gesù che da pace e gioia al nostro cuore, a noi cristiani chiamati realmente a testimoniare la nostra fede nel Risorto pur tra tante controversie, accuse, difficoltà.

Il testo ci dice che è ancora domenica e che il Risorto torna tra i suoi rinchiusi nel cenacolo, atterriti di paura. L’annuncio delle donne circa la tomba vuota e la Risurrezione del Maestro non era riuscita a rinfrancare e a dare coraggio al loro cuore. In questo clima di chiusura in uno spazio ben definito come luogo, il cenacolo, e quella interiore generata dal timore, ritorna il Cristo portando pace (che non è solo assenza di guerra) e suscitando gioia nei discepoli chiamati a prendere atto delle piaghe gloriose del Signore.

La pace e la gioia, dono del Risorto e segni messianici della Sua presenza tra noi, devono essere però condivisi con tutta l’umanità. Perciò essi, i discepoli e con loro anche noi, vengono “riplasmati” dall’alito del Signore in una creazione nuova e dal soffio di quello Spirito che Gesù stesso emise dalla croce (Gv 19, 30). Spirito santo e dunque remissione dei peccati sono necessari per appartenere realmente al vero corpo di Cristo che è la Sua Chiesa.

Il Risorto ricrea, rigenera, riforma in ognuno di noi l’uomo nuovo, l’uomo della Risurrezione.

Scopriamo così che, grazie al dono dello Spirito, passiamo dalla paura alla fede, dal dubbio alla certezza. È il caso di Tommaso che non era presente nel giorno in cui il Signore si manifesta. Tommaso è un po’ quel discepolo che abita in ognuno di noi quando, per credere, abbiamo bisogno di mettere il dito (v. 25), di segni che il Cristo realizza però all’interno della comunità, nel giorno di domenica.

Anche a noi, ogni domenica, sono offerti i segni del pane e del vino nei quali, grazie al dono dello Spirito Santo, possiamo scorgere la vera presenza del Cristo risorto in mezzo a noi nel Suo corpo donato e nel Suo sangue versato, ma spesso, i nostri occhi sono incapaci di scorgerlo e di riconoscerlo.

Ma è proprio nella celebrazione domenicale di questi santi misteri che il nostro cuore ha bisogno di professare la propria fede: mio Signore e mio Dio (v. 28). Tommaso abita in noi e noi abitiamo con gli altri nella Chiesa e ci siamo con i nostri dubbi e le nostre perplessità ma sappiamo di non essere soli perché il Vivente cammina con noi e con tutti gli uomini della terra.

Abbiamo allora bisogno di riscoprire il valore della nostra preghiera, del nostro incontro con il Risorto che ci introduce sempre più nel tempo della Risurrezione, nel tempo della novità di vita per ascoltare l’invio del Signore: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (v. 21).

Celebriamo oggi la festa della Divina Misericordia.

Essa è la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a Płock nel 1931.

La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: “Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore”.

Avviciniamoci dunque al Cuore di Cristo che largamente accoglie e perdona e lì, stabiliamo la nostra dimora!

sr Simona Farace, PME

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