II domenica di Quaresima – Qualcosa di straordinario!

Dal deserto delle tentazioni al monte della Trasfigurazione. Dalla fatica all’estasi, dalla lotta al riposo: ecco cosa ci presenta il vangelo della seconda domenica di quaresima. La prima lettura ci presenta la chiamata di Abramo scelto da Dio in modo esclusivo, separato dal suo clan, gigante solitario che crede ciecamente alla parola di Dio. Parte prima di sapere dove andrà solo perché Dio gli ha detto:” Vattene dal tuo paese, dalla tua patria, verso il paese che ti indicherò” Prima devi partire, dove atterrerai lo so io, tu pensa solo a partire.

E Abramo si fida. Fiducia eroica che non chiede né spiegazioni, né garanzie. Dove atterrerà non lo sa, sarà nella Terra Promessa, ma per ora c’è solo la promessa. E lui fa il salto nel vuoto, gli basta la promessa. E poi ci sarà l’altro sconvolgente salto nel vuoto, quando gli verrà chiesto Isacco: qui sparisce addirittura la promessa. Dio chiede tutto, ma non prende tutto. Ad Abramo ha chiesto il figlio, ma poi gliel’ha lasciato. Ma gliel’ha lasciato quando ha visto che era disposto a darglielo. È nello stile di Dio di chiedere questi salti nel vuoto che sono poi salti in Lui. Ma se rinunciamo al salto nel vuoto, non sapremo mai che in fondo c’era Dio ad attenderci e non il vuoto.

Il Vangelo ci presenta la bellissima scena della Trasfigurazione. Lo vediamo nella sua divinità, come lo videro i tre apostoli prediletti. E infatti non volevano più scendere dalla montagna. Volevano addirittura fare tre capanne, e neppure per loro le volevano fare. A loro bastava il sacco a pelo! Ma che dico! A loro bastava e li colmava, la visione della gloria di Gesù. Ma sono invitati a scendere questa volta. Di solito le strade del Signore sono sempre in salita e la fatica consiste proprio nel salire. Questa volta l’immane fatica per i discepoli, consiste proprio nella discesa. Devono scendere! Devono reimmergersi nella dura realtà quotidiana. Ma hanno visto qualcosa di straordinario! Quella luce vista sul Tabor, li accompagnerà per il resto della vita e della fatica.

Succede anche a noi che le esperienze forti del Signore capitino magari anche una sola volta nella vita, ma sono normative per tutto il resto degli anni. E bisogna farne continuamente memoria quando la fatica e le prove della vita si fanno sentire, per riprendere il cammino con rinnovato slancio. Pietro, Giacomo e Giovanni, sul Tabor, furono così rapiti da quella luce che non volevano più scendere. Salirono al volo, ma che fatica scendere! E noi? Quanti punti luce, anche se minuscoli, Gesù ha disseminato sulla nostra via? Quanti piccoli Tabor anche nella nostra vita!

don Franco Bartolino

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