III domenica di Quaresima – La pazienza di Dio

Con oggi, terza domenica di quaresima, continua il nostro cammino di riconciliazione in vista della Pasqua. Infatti, dopo le prime due domeniche che ci fanno sempre fare memoria delle tentazioni di Gesù nel deserto e dell’esperienza della trasfigurazione, dalla terza domenica in poi ogni ciclo liturgico privilegia un aspetto: il ciclo C ha come filo conduttore il tema della riconciliazione. Il Vangelo di oggi, Luca 13,1-9, lo possiamo suddividere in due parti distinte; nella prima parte ci vengono raccontati due episodi di cronaca del tempo, nella seconda parte Gesù chiarifica il suo messaggio raccontando una parabola.

I due fatti di cronaca narrano di un’uccisione e di un incidente con molte vittime: in entrambi i casi gli interlocutori di Gesù vogliono conoscere il suo pensiero a riguardo, vogliono che Gesù giudichi chi ha ragione e chi non la ha, vogliono mettere in discussione la fiducia nel Padre ritenendolo colpevole della sofferenza degli innocenti.

Gesù non entra in merito alle situazioni, ma cerca di far comprendere che quegli episodi possono essere per noi motivo di conversione: il male è dentro di noi, ma bisogna comprendere che cosa è che lo muove e lo alimenta. Dio non è un castigatore e giudice, ma un padre misericordioso che dona a tutti il tempo per la conversione.

Per chiarificare ulteriormente questa realtà, Gesù racconta la parabola del fico sterile. Un uomo ha piantato nella sua vigna un albero di fico e ogni estate va a cercare i suoi frutti ma non ne trova; poiché ha fatto quest’esperienza per tre volte pensa che il fico sia sterile e lo vuole abbattere. Comunica così al contadino la sua intenzione e gli spiega il motivo: non pensa che sia giusto che continui a sfruttare il terreno non producendo mai dei frutti. Ma il contadino ci tiene al suo albero e chiede al padrone di pazientare un altro anno per poterlo ancora curare, coltivare e fare in modo che porti frutto. Possiamo identificare nel padrone della vigna l’immagine errata che ognuno di noi ha quando reputa Dio giudice ingiusto; nella figura del contadino invece l’immagine del Dio misericordioso che manda Gesù per la nostra salvezza. Gesù sarà dalla nostra parte sino alla fine dei tempi, sopporterà i nostri tempi, i nostri silenzi, i nostri limiti, le nostre infedeltà fino a quando il nostro cuore, il nostro essere non sarà pronto per portare frutto.

Chiediamo al Signore di continuare a credere in noi, a restarci vicino, a darci fiducia, affinché la sua presenza e vicinanza ci rendano alberi fecondi che producono buoni frutti.

suor Assunta Cammarota

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