III Domenica di Quaresima -Portate via queste cose

Il nostro cuore, tempio o mercato? Potrebbe essere questa la domanda che sorge nel nostro cuore in questa terza domenica di quaresima. L’evangelista Giovanni, infatti, ci mostra fin da subito l’alternativa: noi o Dio? In che senso? Già al v. 13 leggiamo il termine “la Pasqua dei Giudei”, ma nella Scrittura si parla della “Pasqua del Signore”, è Lui che passa nella nostra vita, mentre i giudei ne avevano fatto un affare proprio, la loro pasqua…. Forse non vivono più la salvezza come dono, ma come evento che loro stessi possono governare. Allora si perde il significato religioso di incontro con il Signore e si inizia a mercificare il culto ecco perché troviamo venditori vari e cambiavalute (v. 14).

Dinanzi a tale situazione Gesù, per il forte zelo che lo divora (v. 17), con una cordicella scaccia tutti dal tempio: immagine tipica del ritorno del messia ricordando che l’amore non è qualcosa che si può comprare, barattare, vendere ma che l’essenza stessa dell’amore è la gratuità del dono.

Allora c’è bisogno di comprendere che non è il tempio di mattoni il centro per incontrare il Signore, ma il nuovo santuario che è Cristo stesso (v. 19) e in Lui tutti noi che con il battesimo siamo diventati figli nel Figlio (Gal 4,4). Questo è il messaggio sconcertante di questa domenica: ognuno di noi è tempio vivo della presenza del Signore, in ognuno di noi abita il Signore che vive sempre con noi.

Questo, però, richiede da noi una risposta di fede, di affidamento che nasce dal rapporto che Dio in Gesù Cristo instaura con ciascuno di noi venendo ad abitare in noi. La fede, una risposta di affidamento alle mani di Dio e non solo adesione a precetti e dogmi. Una fede non basata quindi sul miracolistico come coloro che subito dopo seguono Gesù (v. 23) perché vedono segni: di questi il Signore non si fida (v. 24), ma una fede di risposta al dono che il Signore ci fa della sua presenza.

Allora non facciamo del nostro rapporto con Lui un luogo di mercato in cui tanti parlano ma non si riesce a distinguere il messaggio, ma curiamo il nostro santuario interiore per ascoltare la sua Parola, per accoglierla e per metterla in pratica perché suoi discepoli.

suor Simona Farace

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