IV Domenica di Pasqua/C- Alla sequela del buon Pastore

Ogni anno la quarta domenica di Pasqua è centrata sulla figura di Gesù Buon Pastore, anche per la coincidenza della giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Nel brano evangelico di oggi, tratto dal decimo capitolo del Vangelo di Giovanni, Gesù ci viene presentato come colui che conosce una ad una le sue pecore, le chiama per nome e va a cercare l’unica che si perde, dimostrando così la sublimità del suo amore e l’attenzione per ciascuna di loro. Nei quattro versetti, riportati nella pericope odierna, è racchiusa tutta l’esperienza cristiana. Si tratta di un legame profondo che si stabilisce fra il Cristo Risorto e coloro che, credendo in Lui, fanno parte della Chiesa. Legame che Gesù descrive attraverso l’immagine tenera e rassicurante del pastore, la sua cura paziente per ogni pecora che gli è affidata. Due affermazioni riguardano le pecore e il pastore: “Io le conosco”. Nella Sacra Scrittura il verbo conoscere indica una relazione d’amore personale, profonda.

Gesù assicura che conosce tutto di loro, tutto gli interessa e si prende cura di ogni minimo particolare. “Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le strapperà dalla mia mano”. Seguire Gesù che ha parole di vita eterna e dà la vita per i suoi e li custodisce, significa essere al sicuro, non andare perduti, avere la vita eterna. Chi sente risuonare nel suo cuore questa dichiarazione, può gustare una pace e una sicurezza imperturbabili. Cristo vive con i suoi un rapporto di alleanza ed essi ascoltano la sua voce con gioia. E’ l’atteggiamento fondamentale dei credenti, che accolgono la Parola, la interiorizzano e la custodiscono nel cuore. Considerano essenziale curare la qualità dell’ascolto, l’attenzione vigile e piena d’amore a Colui che parla nel loro intimo. L’amore di Cristo è universale, tutti gli uomini sono chiamati a far parte del suo gregge. Attraverso il servizio degli apostoli di tutti i tempi, continua questa sua missione e accoglie ogni uomo, legandolo a sé in un rapporto del tutto personale. Ogni “pecora”, ogni “discepolo” oggi, può quindi, sentire, riconoscere la voce del Signore e seguirla perché spinto da una conoscenza profonda. Il cammino della sequela non è sempre lineare. A volte capita di smarrire la strada, di dover affrontare innumerevoli ostacoli, ma per quanto ci possa capitare di perderci nelle situazioni della vita che ci allontanano da Dio, non possiamo mai smarrirci…Conosciamo la sua voce, che ci chiama e ci guida a riprendere la sua via. Nessuno potrà mai strapparci dalla sua mano, se ad essa ci afferriamo con totale fiducia ed abbandono.

sr Annafranca Romano

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