L’invito a gettare sempre e ancora le reti

Siamo di nuovo sulla riva del mare dove tutta l’avventura dei discepoli era cominciata, dove le reti erano state abbandonate per fidarsi di un maestro che riservava strane promozioni “ti farò diventare pescatore di uomini”.

Ora però dopo la morte e resurrezione di Gesù, Pietro vuole tornare alla vita di prima “vado a pescare” e gli altri lo seguono. Risulta una pesca fallita, una notte infruttuosa. È difficile riprendere la vita, neanche la pesca riesce più, non hanno nulla da offrire allo sconosciuto che chiede da mangiare.  Quello sconosciuto è Gesù che li invita a riprovare, a gettare di nuovo le reti e mai gettare la spugna.  Non lo riconoscono, forse, perché nel cuore hanno già abbandonato tutti i sogni che il Signore aveva suscitato in loro, troppo presi dal voler tornare alla vita di prima, dove tutto era così semplice, così scontato, così normale.

E quando la rete è piena si aprono anche gli occhi, Giovanni – che ha il dono di sentirsi amato dal Signore -esclama  “è il Signore”.  Simon Pietro con la sua irruenza si getta a mare, per la gioia, per lo stupore, non dubita più. Condividere la mensa risulta ancora una volta  la carta d’identità di Gesù, lì sono nati come apostoli, lì hanno ricevuto il dono della comunione e della missione, lì Gesù ha dato la vita. Nel mangiare insieme ancora una volta scoprono la certezza della sua presenza, la prova della sua resurrezione.

Si possono anche fare le stesse cose di prima, si può sempre riprendere a pescare, ma niente più sarà come prima, per nessuno. Non si vive a prescindere dalla resurrezione, ma a partire dalla resurrezione. Segue poi il dialogo dell’amore dal quale nasce il compito di chi è amato e ama il Signore. Pietro è chiamato a prendersi cura delle pecore che il Signore li affiderà, una la condizione:  amare il più possibile, con l’intensità del proprio cuore, amare il Signore prima e più di tutto il resto.

Ora inizia per Simon Pietro la vita da pescatore di uomini, per le strade del mondo a cercare la pecorella smarrita, a rafforzare quella debole, a fasciare quella ferita, a condurre all’ovile della Chiesa tutti quelli che il Signore vorrà. Tutto questo è possibile perché la Chiesa, le pecore, sono Sue, del Signore. Amare costa, amare è impegnativo, amare è donarsi fino alla fine. Amare  vuol dire non essere, a volte,  i protagonisti della propria vita: “un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”, perché in definitiva amare è soprattutto affidarsi e rispondere semplicemente, umilmente e costantemente a quel “ seguimi”.

suor Giuliana Imeraj

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