Solennità Ascensione del Signore- Di questo siete testimoni

La solennità dell’Ascensione al cielo di Gesù, ci presenta l’idea di un addio, di un ultimo saluto, dando così spazio alla paura, alla sofferenza e alla delusione dei discepoli.
Siamo ancora lontani da quella Pentecoste che darà fuoco e luce ai loro cuori, ricordando loro tutte le parole del Cristo poiché essi erano tuttavia ancorati alla sfera umana, desiderosa della presenza fisica del Maestro. Ma l’ascensione non è un triste saluto, bensì la conferma della divinità del Cristo che siede alla destra del Padre vivendo nella dimensione di Dio, nella Sua potenza e gloria manifestata proprio nel Figlio, portando a compimento tutte le promesse. È questo ciò che fa di ognuno di noi un vero discepolo aprendo il nostro cuore alla speranza perché tutto ciò che è stato promesso a noi (vita eterna), si compirà. L’ascensione allora richiama la speranza che ci libera dalla paura, dall’abbattimento, dalla sfiducia e ci spinge all’attesa del ritorno del Signore in cui Lui sarà tutto in tutti (Col 3,11).
Nel suo Vangelo, l’evangelista Luca divide il suo racconto in tre momenti:

  • Tempo della promessa (Antico Testamento)
  • Tempo del compimento (Nuovo Testamento)
  • Tempo della Chiesa

Noi siamo nel tempo della Chiesa che attende il ritorno del Maestro e siamo chiamati ad essere “Suoi testimoni” (v. 48) annunciando nel Suo nome la conversione e il perdono dei peccati (v. 48). In questo modo, grazie alla potenza dello Spirito Santo, diventiamo uomini e donne di speranza per tutti coloro che incontriamo lungo il cammino.
A volte le nostre attese, sperano tutt’altro e il nostro cuore è come indurito nell’inseguimento di obiettivi vani ed effimeri… “Aspettiamo Godot” (Samuel Beckett) e non il Signore e così la speranza si tramuta in sfiducia verso la vita e il mondo intero. Siamo alla ricerca di un senso per la nostra esistenza, ma tutto ciò che ci viene proposto, ci convince poco o nulla perché solo in Cristo possiamo trovare pace, ristoro e senso ultimo della nostra vita. Ciò che ha vissuto il Maestro, lo vivremo anche noi. Pure noi, al termine del nostro pellegrinaggio terreno entreremo nella dimensione di Dio in cui “ogni lacrima sarà asciugata” (Ap 21,4). Allora, oltre ad essere uomini e donne di speranza, dobbiamo esserlo prima di tutto di fede. È la fede che ci apre alla realtà del dono che il Cristo fa a noi donandoci se stesso. Nella nostra esistenza, pure se il Signore è ritornato al cielo e la Sua presenza fisica ci manca, possiamo sperimentare la presenza sacramentale. Nell’Eucaristia il Signore è con noi, nella nostra storia, nel nostro quotidiano, “tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
È un nuovo modo di “Restare con noi” (Lc 24,29), quando si fa sera ed “è il Signore” (Gv 21,7), il Suo Corpo e il Suo Sangue che abitano in noi, se lo vogliamo, a renderci Sua dimora; per accoglierlo, però, sono necessarie la conversione e il perdono dei peccati (v. 48) che fanno di noi persone sempre nuove.
Il Signore ci benedice (v. 50), pensa bene di noi, ci assiste, ci invia al mondo. Facciamo nostra la Sua benedizione e portiamola ai fratelli tutti del mondo intero.

suor Simona Farace

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *