Solennità della Santissima Trinità – Un Dio che vuole figli e non giusti

Tutti abbiamo un’idea di Dio, per crederci o per rifiutarlo. Alcuni fingono di non pensarci, altri lo accusano delle storture che viviamo continuamente. Altri lo pregano e lo invocano.

Mai si è sentito dire di un Dio che si è scelto un popolo che lo ha salvato, seguito, che lo ha fatto uscire dalla schiavitù. Chiediamoci se sia mai successo che un Dio abbia indicato ad un popolo il segreto della felicità. Che gli abbia consegnato la mappa per cercarla. Così l’autore del Deuteronomio, stupito, ripensa all’esperienza di Israele, un popolo di nomadi che si è visto scegliere fra le nazioni per diventare sentinella, per raccontare ad ogni uomo chi è veramente Dio. Non un Dio qualunque. Non una proiezione delle nostre paure, dei nostri bisogni inconsci, non il garante dell’ordine costituito. Un Dio che parla, che dice, che si racconta. Questo è il nostro Dio. Un Dio, come dice Paolo, che attraverso lo Spirito si rivela come un Padre e che ci permette di fare esperienza di lui diventando suoi figli. Una scoperta che non passa più solamente per la liberazione da tutte le schiavitù che portiamo nel cuore, ma dall’essere discepoli di Cristo morto e risorto per svelarci il vero volto di Dio. Una conoscenza sofferta, che richiede un percorso, un cambiamento, una crescita interiore. Dio si accoglie, non si conquista.

Nel Vangelo abbiamo ascoltato Gesù che si avvicina ai suoi discepoli. Ha qualcosa di importante da dire, una missione da affidare. Si avvicina a loro anche se dubitano. Non vuole i migliori, non sa che farsene delle brave persone. Vuole figli, non giusti. E ai discepoli dubbiosi chiede di andare fra la gente e non chiudersi in un recinto sacro e rassicurante: essere cioè Chiesa in uscita. Di battezzare ogni uomo nel mistero della Trinità. Un Dio che, finalmente, manifesta la sua sorprendente natura. Un Dio che è comunione, relazione, comunicazione, dono di sé, danza…festa. Non un Dio solitario, immobile nella sua perfezione, statico e distratto.

Dio genera amore che dilaga, si diffonde e contagia. Questo dobbiamo raccontare: che siamo fatti a sua immagine e somiglianza. Che in me c’è la Trinità. E’ faticoso e crocifiggente relazionarsi, certo. Amatevi dell’amore con cui siete stati amati, chiede il Signore Gesù. Ma non si tratta di operare una scelta di vita, più o meno conveniente, ma di assecondare ciò che siamo veramente nel nostro profondo.  Siamo chiamati noi per primi ad amarci dell’amore del Dio Trinità e a raccontare quanto ci sta cambiando la vita, anche nella fatica, nella contraddizione, al di là di ogni limite, di ogni peccato. Non siamo soli in questo compito, ci è stato ripetuto in queste ultime domeniche con insistenza. Lui è con noi, per sempre. Ci è accanto, conferma le nostre parole se le viviamo. Questo è il Dio in cui vogliamo credere.

A Lui ci rivolgiamo con la preghiera tratta dall’enciclica Laudato si’. “Signore Dio, Uno e Trino, comunità stupenda di amore infinito, insegnaci a contemplarti nella bellezza dell’universo, dove tutto ci parla di te. Risveglia la nostra lode e la nostra gratitudine per ogni essere che hai creato. Donaci la grazia di sentirci intimamente uniti con tutto ciò che esiste. Dio d’amore, mostraci il nostro posto in questo mondo come strumenti del tuo affetto per tutti gli esseri di questa terra, perché nemmeno uno di essi è dimenticato da te. Illumina i padroni del potere e del denaro perché non cadano nel peccato dell’indifferenza, amino il bene comune, promuovano i deboli, e abbiano cura di questo mondo che abitiamo. I poveri e la terra stanno gridando: Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce, per proteggere ogni vita, per preparare un futuro migliore, affinché venga il tuo Regno di giustizia, di pace, di amore e di bellezza. Laudato si’! Amen

                                                                            don Franco Bartolino, parroco della Cattedrale di Pozzuoli

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