V Domenica di Quaresima – Non peccare più!

Se domenica scorsa, quarta settimana del tempo di quaresima, abbiamo vissuto la gioia del perdono e del ritorno alla misericordia di Dio, oggi, quinta domenica, attraverso il Vangelo di san Giovanni, siamo chiamati ancora una volta alla conversione (v. 11) e a “vedere e gustare quanto è buono il Signore!” (Sal 33,9 ).

Tutto si svolge intorno al tempio dove il popolo era accorso per ascoltare Gesù e la Sua Parola… ma questo provocava gelosia e così, ancora una volta, scribi e farisei cercavano un complotto per mettere a disagio Gesù.

La scena è ricca e carica di sentimenti: una donna, un’insignificante donna, è posta al centro dell’attenzione di tutti, forse…tranne di Gesù che invece continua a scrivere per terra (v. 6).

Trionfa il legalismo giudaico della legge di Mosè che prevedeva la lapidazione in caso di adulterio. Tutti sono pronti a giudicarla e a pronunciare il proprio verdetto. Ognuno si sente a posto con la coscienza tanto da poter giudicare l’operato degli altri (v. 5). Sembra una storia di altri tempi ma, non capita pure a noi, a volte, di trovarci nella stessa condizione, quando giudichiamo il nostro prossimo? Spesso siamo così bravi a giustificare noi stessi con tutte le nostre azioni e però ancor più attenti a notare ciò che non va negli altri, a giudicarli, a condannarli, diventando così esigenti, inflessibili, duri, critici.

Solo la Parola di Gesù: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” (v. 7) è capace di mettere a nudo le nostre miserie e le nostre cecità, colpendo in profondità il nostro orgoglio e il nostro egoismo pronti sempre a far di noi dei “santi” cristiani.

È proprio questa parola (v. 7) che non solo ci invita all’umiltà, ma rivela la nostra verità e la presenza del male che abita in noi. È un richiamo ad ammettere le nostre colpe, i nostri errori, a sentirci debitori, manchevoli per accogliere con gioia e disponibilità la grazia del perdono. In questo modo, nessuno più può condannare il proprio fratello (v. 10) perché neanche Dio lo fa. Il Padre ha mandato il Suo Figlio nel mondo affinché rivelasse la Sua bontà, la Sua misericordia, il Suo Amore per le creature e manifestare al mondo il Suo perdono: non ti condanno! (v. 11).

Però tutto questo non basta, c’è bisogno infatti del nostro impegno per non peccare più (v. 11); la grazia del perdono ci invita ad essere creature nuove, rinnovate, impegnate nella lotta contro il male, il maligno che spesso ci assale ma che possiamo sconfiggere volgendo lo sguardo verso il Crocifisso, segno della nostra speranza.

Se domenica scorsa abbiamo sperimentato “l’abbraccio benedicente” del padre, oggi alziamo gli occhi verso Gesù, incrociamo il Suo sguardo misericordioso e abbandoniamoci al Suo Amore che largamente perdona vivendo con gioia il sacramento della riconciliazione.

sr Simona Farace, PME

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