VI Domenica del t.o.- L’incontro che guarisce

Il testo evangelico della VI domenica del Tempo Ordinario, ci presenta l’incontro tra Gesù e un uomo affetto da lebbra, che con audacia insolita gli si avvicina, attratto dall’intima convinzione che può sicuramente fare qualcosa per lui. Spinto da questa certezza, supera l’opinione pubblica, che lo ritiene un peccatore, colpito da Dio e avanza per incontrarlo personalmente. Quest’uomo mostra volontà di vivere e grande fiducia in Gesù. Il desiderio della guarigione trova in lui il suo più potente alleato.       Anzitutto lo aiuta a superare, con uno slancio vitale, le barriere poste dalla società del tempo e gli si avvicina dicendo:

” Se vuoi, puoi purificarmi!” L’immagine del lebbroso, che si deve tenere a distanza, che è escluso, che non può avere relazioni, ci fa pensare a tutti coloro che ancora oggi si sentono esclusi, rifiutati, emarginati.    Quest’uomo confessa apertamente la sua convinzione di non essere amabile, dubita che Gesù possa desiderare di curarlo, perciò timidamente gli chiede, in ginocchio: “Se vuoi…”

   Gesù lo incontra proprio lì, nella sua solitudine e tocca la sua carne infetta, come non aveva esitato a prendere per mano la suocera di Pietro, a toccare la lingua del sordomuto e le infermità di tutti coloro, che con fede, si accostavano a Lui. Perciò gli dice: “Lo voglio …”, in tal modo, lo scuote dalla sua convinzione di essere escluso per sempre.

Il malato trova finalmente un “tu”, Qualcuno con cui relazionarsi, che non lo lascia nell’isolamento, ma gli rivolge uno sguardo di compassione e lo autorizza a guardare se stesso in modo nuovo, a riconquistare la sua dignità. Il suo atteggiamento è quello di chi non si rinchiude nell’autocommiserazione, non si piange addosso, ma si rimette al buon volere di Gesù, quasi dicendogli:” Se è tua gioia il guarirmi, tu puoi farlo”. Non pronuncia una preghiera per chiedere qualcosa, ma confessa la sua fede: “tu puoi “.

Gesù prova compassione, si lascia ferire dalla sua sofferenza, entra nella sua condizione, lo tocca e rischia il contagio, che esclude dalla partecipazione a gesti cultuali. Colui che nessuno poteva toccare, si sente toccato e percepisce in Gesù una presenza solidale.  In tal modo potrà riprendere contatto anche con se stesso e si accorgerà che la sua situazione di isolamento non era senza speranza. L’incontro con Gesù aiuta il lebbroso a guardarsi dentro con occhi nuovi.

Alla fine sarà Gesù a trovarsi nella sua condizione precedente, e ”non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti”. E paradossalmente, proprio vivendo in luoghi solitari, come un lebbroso, tutti i lebbrosi e i peccatori, esclusi ed emarginati dalla società, possono incontrarlo senza timore. L’esperienza del lebbroso guarito è per noi oggi motivo di grande consolazione nello spirito; noi, che così spesso abbiamo l’opportunità di entrare in contatto con Gesù, attraverso la partecipazione alla Mensa della sua Parola e del suo Corpo, come possiamo non sentire la sua presenza viva, che ci guarisce e ci sostiene intimamente in ogni circostanza?

Se vivremo in pienezza questi incontri con Lui, riusciremo a sentire il suo tocco divino e saremo guariti nel corpo e nello spirito; faremo anche noi l’esperienza vivificante del suo farsi prossimo, in ogni momento della nostra vita.

(sr Annafranca Romano)

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