VI Domenica di Pasqua – Amatevi!

In questa sesta domenica di Pasqua, siamo chiamati a riflettere “sul discorso di addio” di Gesù nel cenacolo in cui il Figlio dell’Uomo lascia il Suo testamento: “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati”!

Il Signore, il Dio del cielo e della terra, non impone nulla al nostro cuore, alla nostra vita, ma ci chiede di vivere alla Sua maniera, cioè nell’Amore. È nella fraternità umana, formata da fratelli che si amano, che Dio si rende manifesto al mondo. In qualità di cristiani, quindi, abbiamo assunto una forte responsabilità: mostrare al mondo il volto di Dio. E qui, credo, che possiamo interrogarci in profondità: se il mondo non vede Dio è forse perché anche sul nostro volto, nel nostro cuore, nella nostra esistenza, nel nostro vivere insieme, non traspare più la Sua presenza liberante.

Amare non è facile, per questo Gesù lo rende come comando “Amatevi!” ed è una novità di vita perché ci permette di partecipare alla capacità e al modo di amare di Dio stesso. Dice infatti: “amatevi come io vi ho amati”. L’amore reciproco, quindi, ha come fonte e origine, l’Amore di Dio incarnato nel Cristo. Se accetteremo questa logica e inizieremo ad amare veramente così, il mondo ci riconoscerà come veri discepoli dell’unico Maestro  il quale non ha parlato solo di Amore, ma lo ha vissuto in pienezza quando ha risanato i malati, ha ridato vita agli umiliati, ha lavato i piedi agli apostoli…

In questo consiste la novità: nel fare come ha fatto lui, fino in fondo e senza riserve. In qualità di cristiani, abbiamo tutti i mezzi necessari per fare dell’Amore il nostro distintivo di vita. Tutti siamo assetati e affamati di Amore, di relazioni vere. Se ci guardiamo intorno, vediamo con chiarezza quanto tutto questo sia vero. La parola “amore” è sulle labbra di tutti, ma quanti veramente lo vivono “come” lo ha vissuto Gesù?

Qualche filologo fa derivare il vocabolo amore dal latino A-MORS, dandogli significato di eternità, “privo di morte”; per cui, quando amiamo qualcuno, già gli assicuriamo che lui/lei per noi non morirà mai, che sarà sempre vivo in noi anche se sbaglierà, se ci deluderà, se ci ferirà. Non è questo il modo di amare di Dio? Non è solo l’Amore di Dio veramente eterno? Allora, bella sfida da accogliere e da vivere conservando sempre in noi le parole che san Paolo consegnò alla comunità di Corinto e che ritroviamo nella prima lettera ai Corinti al cap. 13,4-13:

4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

Sia questo il nostro impegno, il nostro stile di vita e la nostra incessante preghiera affinché il Padre ci doni di vivere le nostre relazioni, i nostri affetti, ad immagine della Trinità in cui tutte e tre le Persone si amano e si donano senza remore e senza misure! Amen.

suor Simona Farace

 

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