VIII Settimana del t.o. anno C- Siate discepoli!

È questo il messaggio che il Signore ci consegna nel vangelo proposto in questa ottava domenica del tempo ordinario.

Essere discepoli cioè essere disposti a lasciarci istruire da lui, il Maestro, riconoscendo la sua “autorità” che è il suo farci crescere attraverso la sua parola nella totale fiducia di chi si decide ad imparare da lui!

La lezione da imparare è quella ricordataci domenica scorsa: siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro (Lc 6,36). Tutto si gioca qui: fare con lui come lui!

Ma a volte questo impegno può risultarci difficile e invece di mettere in pratica la Parola scegliamo facili deviazioni che a volte indichiamo poi anche ad altri diventando così guide cieche. Chi svaluta la Parola è una guida cieca, un falso maestro così come chi cade nel giudizio uccide e chi non si sofferma sulla propria miseria è un ipocrita.

Il vangelo di questa domenica è molto chiaro: l’unico modo per essere figli e fratelli e dunque l’unica possibilità di realizzare la nostra vita consiste nell’essere misericordiosi; solo così saremo capaci di portare frutti buoni.

Se non ci apriamo alla misericordia, se crediamo di vedere bene ponendoci forse anche alla guida di altri siamo ciechi che non sanno orientarsi. Il dono della salvezza e dunque dell’amore salvante di Dio che si fa dono di prossimità per ognuno di noi non è frutto delle nostre conquiste ma frutto della grazia di Dio elargita a ciascuno di noi senza merito. Pertanto, vero discepolo è colui che resta sempre in ascolto del Maestro sapendo che la nostra vita non cambierà attraverso il molto sapere ma grazie al molto sapore cioè all’esperienza continua di lui, del Signore. Per questo nessuno è più del suo maestro.

In questo cammino di conversione, allora, non possiamo essere impegnati a togliere la pagliuzza dall’occhio dell’altro, ma a guardare le travi che ci sono nel nostro tenendo sempre presente il dono di misericordia che il Signore fa a me e che io devo dare ad altri. Il giudizio uccide l’altro e me che lo sto facendo perché ci si mette al posto di Dio, l’unico che può giudicare.

Ma le azioni nascono dal cuore; se abbiamo le radici in Dio i frutti saranno buoni, se invece le mettiamo altrove saranno cattivi. Ognuno agisce secondo la propria natura e parla di ciò che coltiva nel proprio cuore per questo ognuno di noi deve permettere alla misericordia del Signore di entrare nel cuore per sanarlo e per portare frutti di misericordia. Saremo così veri figli e veri fratelli impegnati nel dono della comunione.

A noi la sfida!

sr Simona Farace, PME

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