X Domenica del Tempo Ordinario/B- Occhi per vedere il bene

Nel brano evangelico di questa domenica ci viene presentato Gesù nei primi momenti della sua vita pubblica: Egli ha guarito dei malati e scacciato un demonio e la folla ha iniziato a seguirlo e ad ascoltarlo con attenzione. Egli, però, ha operato tutto ciò in giorno di sabato, suscitando la reazione degli scribi che lo accusano di esercitare la sua opera nel nome di Satana contro la legge.

Gesù smaschera l’assurdità di tale accusa, poiché Satana non può ribellarsi a se stesso. Sembra inverosimile, eppure spesso è la nostra esperienza: essere tanto ciechi da non saper discernere i doni di Dio che ci fanno vivere. Pretendiamo segni, senza riconoscere quelli che ci vengono già dati. Questa è la bestemmia contro lo Spirito: credere alla menzogna del serpente anziché allo Spirito, che è il compimento di tutti i doni di Dio per la nostra vita. Questo peccato, aggiunge Gesù, ”Non sarà perdonato in eterno”.  Il problema non è di Dio, ma nostro: se non riconosciamo il suo perdono là dove ci viene offerto, non potremo trovarlo altrove.

Occorre cercare Gesù e il suo perdono, non rimanendo fuori, come inizialmente fanno sua madre e i suoi fratelli, ma facendo nostro il suo modo di ascoltare la Parola del Padre, di amare la sua volontà, di riconoscerla come desiderio di salvezza e di bene per noi e per tutti. Rimanendo dentro questo spazio, che è quello della relazione intima con Gesù, sapremo rispondere alla domanda di Dio: ”Dove sei?”(Gen3,9) e potremo stare davanti a Lui nella verità, senza vergogna, perché ci sapremo amati, perdonati, salvati. Solo allora il veleno del serpente non ci farà più male e potremo vivere nella speranza e nella gioia dello Spirito. Affinché tutto ciò si realizzi in noi, occorre un lungo e faticoso allenamento, per conquistare una vera libertà interiore, non cadere schiavi degli istinti e orientare gli affetti verso il bene.

Occorre disciplina interiore per imparare ad amare e valutare con saggezza le scelte da compiere, rimanere sereni nelle contrarietà, guarire dai rancori e riconciliarci con tutti.  Si tratta di purificare le energie di bene che ci portiamo dentro, di potenziarle ed orientarle verso un’umanità sempre più vera, più libera, più piena: l’umanità dei discepoli del Signore.

Nell’Eucaristia entriamo in un rapporto con Cristo più forte di quello che ci lega ai parenti con i vincoli di sangue. Se accettiamo di credere in Lui e di affidarci alla sua potenza liberatrice, ci verrà offerta la grazia di poter far parte della sua nuova famiglia e anche di noi, il Signore potrà dire:”Ecco mia madre e i miei fratelli …”. Il versetto che conclude il brano evangelico dilata i confini della famiglia di Gesù ben al di là e oltre la folla che gli sta attorno, perché offre a chiunque lo voglia, quindi anche a noi, la possibilità di farne parte, a condizione di “compiere la volontà di Dio”.

sr Annafranca Romano

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