XIII domenica del t.o. (anno B)-La tua fede ti ha salvato

L’evangelista Marco, nella pericope odierna, mostra, ancora una volta, l’attività taumaturgica di Gesù e presenta due personaggi, Giairo e l’emorroissa i quali, pur appartenendo a due mondi culturali, sociali diversi, portano nel cuore, però, la stessa domanda per ricevere speranza, vita: l’uno per la figli dodicenne, l’altra per se stessa ammalata da dodici anni; una speranza che essi non potevano darsi da se stessi, né ricevere da altri (v. 26). Questa marcata differenza tra i due non trova spazio dinanzi agli occhi del Signore perché egli li guarda nel loro essere uomini e donne bisognosi entrambi di una salvezza che non si può né fabbricare, né comprare. Dinanzi al Signore, quindi, c’è l’uomo nella sua umanità, l’uomo di tutti i tempi, l’uomo bisognoso di speranza e di salvezza, cioè ognuno di noi.

È anche vero che i due personaggi di questo racconto, si avvicinano a Gesù con una richiesta che potremmo definire “terrena, ossia la guarigione corporale, fisica, ma già in essa possiamo notare un loro primo affidarsi al Signore che permetterà poi loro di incontrare anche il dono della salvezza. È questo l’atteggiamento vero, profondo, che ci permette di scorgere il Signore nella nostra vita: l’abbandono in lui e la percezione del nostro nulla senza di lui…, è questo il dono di quella fede che continua a sperare nonostante le evidenze contrarie.

Il dono della fede ci permette di toccare il Signore, di saperlo così presente in mezzo a noi, vicino a noi, interessato alla nostra esistenza e alla nostra felicità. Solo il Signore può donarci la salvezza nell’incontro con lui, una salvezza che, come sottolinea pure la prima lettura odierna, si identifica con la vita. L’uomo è fatto per la vita, perché creato ad immagine di colui che è la Vita e possiede la Vita. Tuttavia, a volte, per la ferita del peccato, l’uomo sperimenta quella condizione di morte interiore che lo segna, lo allontana dal Signore, vera sorgente di vita.

Comprendiamo allora che abbiamo bisogno di toccare il Signore, di sperimentare il suo tocco salvifico per ognuno di noi per metterci alla sua sequela e per aprirci alla continua conversione del nostro cuore che ci porterà sempre più vicino al Signore e ai fratelli.

suor Simona Farace

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *