XV domenica del Tempo Ordinario/ C –

   Il testo evangelico che la XV domenica del Tempo Ordinario propone alla nostra riflessione, è quello del Buon samaritano. La parabola ci aiuta a comprendere cosa vuol dire amare gli altri. Attraverso le scelte e le azioni dei tre personaggi (un sacerdote, un levita, un samaritano) possiamo comprendere, infatti, quali siano gli atteggiamenti ed i comportamenti propri di chi sa amare.

   Le prime parole di Gesù ci presentano la situazione provocante che i tre si trovano davanti. E’ una situazione che interpella profondamente, c’è un bisogno ineludibile al quale dare risposta: un uomo depredato di tutto, ferito, in pericolo di vita, senza più neanche voce per invocare aiuto.

     I primi due personaggi, entrambi legati al servizio a Dio nel tempio, rappresentano un primo tipo di reazione. Entrambi vedono il bisogno, analizzano la situazione, prendono coscienza della necessità, ma entrambi passano oltre, senza lasciarsi coinvolgere, senza adoperarsi in alcun modo per soccorrere l’uomo ferito. E’ il segno chiaro che non basta vedere, magari anche commuoversi davanti alla sofferenza, è necessario farsi prossimo e agire. E’ quello che fa il terzo personaggio, che la parabola evidenzia: è un samaritano, un uomo considerato eretico dagli ebrei. “Invece un samaritano, che era in viaggio…..”.

    Per comprendere cosa vuol dire amare gli altri è importante porre attenzione ai verbi con cui l’evangelista indica l’agire dell’uomo: anch’egli passa accanto, anche egli vede, ma ciò che fa la differenza e che spiega tutte le azioni successive è indicato dai due verbi ”avere compassione” e “farsi vicino” . E’ questo atteggiamento basilare che si traduce poi in tutte quelle azioni che il samaritano mette in atto: fascia le ferite, presta le prime cure con olio e vino, carica l’uomo sulla sua cavalcatura, chiede aiuto da altri, si assume le spese del soggiorno in una locanda fino alla guarigione.

   Il samaritano non si chiede chi sia il ferito, il suo aiuto è disinteressato, generoso, concreto. Il prossimo da aiutare non si può definire, è colui che incontri nella tua giornata e che ha bisogno di sostegno, di attenzione, di presenza. La domanda da porsi è se nel nostro cuore vi sia realmente spazio per la prossimità verso i fratelli ,che sono nel bisogno, chiunque essi siano.

   Nei gesti e nelle azioni del buon samaritano riconosciamo l’agire misericordioso di Dio in tutta la storia della salvezza. E’ la stessa compassione con cui il Signore viene incontro a ciascuno di noi, Egli non ci ignora, sa quanto abbiamo bisogno di aiuto e di consolazione, di conforto e di speranza.

   Sappiamo bene che il Buon samaritano è Gesù. Quando venne nel mondo ebbe tanta compassione di noi, da portare a compimento il grande disegno del Padre suo, che era quello di dare la vita per i fratelli. Ora anche lo scriba, che aveva chiesto: ”Chi è il mio prossimo?” sa chi è, e Gesù lo conferma: ”Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.

   A ciascuno di noi, oggi, Egli ripete ciò che disse al dottore della Legge: ”Va’ e anche tu fa’ così”. Siamo tutti chiamati a percorrere lo stesso cammino del buon samaritano, figura di Cristo, che si è chinato su di noi, si è fatto nostro servo e ci ha salvati perché anche noi possiamo amare allo stesso modo.                                                                                                             

    sr  Annafranca

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