XVIII domenica del t.o. (anno C) -Lontano da ogni cupidigia

Il passo odierno offertoci dall’evangelista Luca, sembra essere molto pertinente alla nostra cultura e al nostro tempo.  Due fratelli chiedono l’aiuto del Maestro (v. 13), cosa molto in voga tra i rabbini, per dividere la loro eredità, ma il Signore si rifiuta di dirimere tale questione dando loro una risposta apparentemente brusca (v. 14). Perché Gesù si comporta così? Perché non vuol entrare in questo tipo di discorsi? Semplicemente perché Egli è venuto nel mondo per aiutarci a “cercare le cose di lassù”, come ci ricorda san Paolo nella seconda lettura di oggi (Col 3,1) e non a porre fiducia nelle cose della terra perché la vita vale molto più dei beni di questo mondo. Così ci racconta la parabola del ricco stolto (v. 16), di un uomo cioè che ha fatto dei suoi beni il centro della sua esistenza, il luogo in cui porre tutta la sua fiducia, dimenticando che tutto ciò che ha ricevuto è un bene datogli da Dio stesso che si prende cura di ogni creatura. Con ciò, Gesù ci invita a tenerci lontano dalla cupidigia, dal desiderio sfrenato di possedere quanti più beni possibili (v.15), altrimenti rischiamo di cadere e di cedere all’idolatria. Il ricco stolto riesce ad accumulare tanti beni, molti più di quanto egli stesso sperava, tanto da ricostruire i suoi magazzini…ha il cuore chiuso, lontano da Dio e soprattutto dai fratelli. Nella sua esistenza non c’è spazio per il ringraziamento a Dio che non gli fa mancare nulla e non c’è spazio per la condivisione con i più poveri, con gli altri fratelli. Questo è il suo peccato, non la ricchezza! Ed è questo modo di fare che lo porterà al fallimento della propria esistenza. I beni materiali devono aiutarci sempre a conquistare quelli eterni nella consapevolezza che nessuna ricchezza di questo mondo ci può garantire una felicità piena e duratura quanto può farlo, invece, l’apertura del nostro cuore verso l’umanità in un atteggiamento di libera condivisione. Non è bene pensare che io mi salvo da solo, perché la salvezza si acquista tutti insieme, come fratelli!
Gesù non approva quest’uomo almeno per due motivi: il primo perché dimentica che la vita non è sua e che il Signore che gliel’ha donata può riprenderla quando vuole e perché fa di ogni cosa un esclusivo “suo” possesso e il secondo perché dimentica la finalità delle cose facendogli dimenticare che il centro di tutto il nostro essere è Dio solo! L’uomo non vale per ciò che ha, ma per ciò che è davanti a Dio!
Come sarebbe bello se nella nostra società, definita dei consumi, si facesse spazio a questa riflessione: non è l’avere che ci caratterizza, ma il nostro essere uomini e donne inseriti in un progetto molto più grande di noi che è quello di Dio. Solo questo pensiero può dare quella pace e quella serenità che crediamo di incontrare ogni qualvolta possediamo qualche oggetto nuovo ma che una volta passato di moda, non ci soddisfa più! La sete che ognuno di noi sente nel proprio cuore potrà estinguersi solo in Dio, perché solo Lui sa dare un senso vero e pieno alla nostra esistenza offrendoci non oggetti da collezionare, ma uno stile di vita da abbracciare, quello dell’Amore che mai tramonta, sempre pronto a condividere, comunicare, accogliere. A noi la sfida!

suor Simona Farace

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