XX Domenica del Tempo Ordinario – Prendere o lasciare: scomoda profezia!

Che Gesù non fosse stato un personaggio comodo e pacifico, l’avevamo già compreso; che il suo Vangelo fosse un messaggio difficile non solo da comprendere ma soprattutto da vivere, credo che sia ben chiaro a tutti, credenti e no. Ma ascoltare le sue parole che nella Liturgia di oggi ci dicono: “Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione”… qualche difficoltà ce la creano!

Gesù è l’uomo della pace, e la pace è il primo dono del Risorto; la pace è il primo annuncio degli angeli in cielo ai pastori di Betlemme, ed è l’esortazione finale alle donne che trovano il sepolcro vuoto il mattino di Pasqua. Se dunque la vita di Gesù è racchiusa tra due parentesi di pace, come possiamo pensare che il suo messaggio, la sua persona, siano avvenuti per portare “divisione sulla terra”? E le nostre vicende quotidiane, già così problematiche per se stesse, perché devono sopportare ulteriori divisioni create dalla sua Parola? In definitiva, cosa ci vuole insegnare il Signore con questo brano di Vangelo?

Egli è venuto a proclamare e annunciare la Verità – contro l’arroganza di sedicenti cristiani – di fronte alla quale occorre scegliere: prendere o lasciare. E questa Verità, questo fuoco che è venuto ad appiccare, questo Battesimo che è venuto a ricevere, è Lui stesso, la sua persona.

Se le cose stanno così, non è difficile comprendere come, di fronte a lui, non ci si possa sentire in pace, ma profondamente divisi. Di fronte alla “vicenda Gesù” da ormai oltre duemila anni non c’è condivisione, ma – appunto – divisione. Non tutti, infatti, lo accettano, soprattutto per la scomodità del messaggio: perché il suo messaggio non lascia affatto comodi coloro che lo accolgono.

Essere credenti o non esserlo, non è per nulla la stessa cosa, perché il suo messaggio, il suo Vangelo, la sua stessa persona, sono motivo di contraddizione, di confronto di divisione. Questo non vuol dire affatto che il cristiano sia migliore degli altri o che chi non crede in Cristo abbia dei difetti o sia meno uomo o meno donna di un cristiano. Gesù ci vuole solamente dire che di fronte a lui bisogna prendere posizione, e quando si prende posizione inevitabilmente ci si confronta, e magari pure ci si scontra, con chi ha preso una posizione totalmente diversa dalla nostra. Questa è la dialettica della fede cristiana, che accompagna il messaggio di Cristo e che continuerà finché questo mondo durerà. Forse, pure questa dialettica, questo “incontro – scontro” col Cristo, questo chiaroscuro dipinto sulla tela della storia, rappresenta la forza di un messaggio che non lascia indifferenti.

Il giorno in cui il cristianesimo non fosse più un messaggio di contraddizione, di scomoda profezia, di denuncia, di accusa, di stimolo, di presa di coscienza, di domande, di tutto ciò che è in divenire, e si accomodasse ad una pacifica situazione di staticità, potremmo tranquillamente proclamarne la sconfitta.

E ciò che più preoccupa, è che il grande male che rischierà di schiacciare il cristianesimo, non sarà una forza a esso esterna, e nemmeno una fede a esso alternativa, ma l’atteggiamento che lo stesso Cristo teme come una gettata d’acqua sul fuoco: l’indifferenza di noi cristiani.

don franco Bartolino

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