XXII Domenica del t.o. (anno C) – La beatitudine della mitezza

Il Vangelo di Luca in queste ultime domeniche ci ha parlato sempre del Regno di Dio, delle sue esigenze e delle sue belle realtà. Oggi ci mostra però la chiave di accesso al Regno che è l’umiltà. Essa, infatti, frena il desiderio smoderato della propria grandezza dando luce ai propri limiti e alla propria e vera creaturalità.
Gesù partecipa ad un pranzo ( v. 1) e tutti lo osservano e anch’Egli fa lo stesso divertendosi a guardare come i commensali scegliessero il posto per pranzare. Mentre si sofferma su ciò, espone la Sua parabola indicando che coloro i quali scelgono i primi posti corrono un grande rischio: potrebbero essere invitai dal padrone di casa a mettersi più indietro per lasciare spazio ad altri (v. 9) riempendosi di vergogna.
E ancora Gesù insiste con il padrone di casa (v. 12) ad invitare non i potenti o coloro che potranno un giorno ricambiare l’invito a pranzo, ma piuttosto storpi, ciechi, zoppi (v. 13) deboli, umili, in altre parole, che non hanno nulla con cui contraccambiare.
Perché tutto questo? Il Regno di Dio è un invito al banchetto; per entrarvi è necessario riconoscersi piccoli, poveri, bisognosi di Dio e dei fratelli. Quando si è pieni di sé, invece, si è sempre alla ricerca di altro che non giova a nulla: primi posti, titoli, onorificenze, riconoscimenti… riempiendosi di orgoglio e allontanandosi dalla comunità! Noi crediamo che tutte queste cose ci rendano felici, importanti, notevoli! Ma non è così! Abbiamo bisogno di far spazio agli altri nella nostra vita, di saper cedere il passo dinanzi ad essi e ricordare che più siamo “grandi”, più abbiamo bisogno di umiliarci, di ricordarci chi siamo e da chi abbiamo ricevuto tutto quello che abbiamo, doni di grazia e di natura.
Se sapremo fare questo, sapremo scegliere gli ultimi posti accettando che altri siano i primi, che gli altri abbiano lo spazio che meritano. Cedere il passo non è dimissione, inutilità, no! È umiltà, è sapersi mantenere con i piedi ben piantati a terra con la capacità di riconoscere tutti i doni e i benefici che il Signore ha fatto per noi, ma ricordando sempre la nostra creaturalità, la nostra dipendenza da Lui.
Sarà Lui a chiamarci (v. 10), allora per venire più avanti, Lui che mai si dimentica dei poveri in spirito e degli umili di cuore. Allora riceveremo il premio eterno e parteciperemo con gioia, con gli altri al banchetto eterno.
L’umiltà è una virtù da perseguire. Non è facile vivre come ha vissuto il Maestro, però dobbiamo allenarci, attraverso le piccole cose, i piccoli avvenimenti che ci capitano, ad essere persone umili e miti. Sarà uno sforzo difficile, ma sicuramente non impossibile. Abbiamo bisogno di lottare con la nostra natura umana che desidera sempre stare al centro di tutto e di tutti e decentrarci, per quanto possibile, e renderci conto che non esistiamo solo noi, ma che ognuno di noi appartiene ad una comunità, una fraternità di fratelli.
Chiediamo a Maria, Lei che è stata l’umile donna per eccellenza, di guidare i nostri passi e di insegnarci il cammino verso l’umiltà che è la chiave di volta per entrare non solo al banchetto del cielo, ma nel cuore stesso di Dio.

sr Simona Farace

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