XXIII domenica del t.o. (anno B) – Aperti all’ascolto e alla vita

La guarigione del sordomuto, di cui ci parla il brano evangelico odierno, è ambientata nella zona della Decapoli, in pieno territorio pagano. Il sordomuto, condotto da Gesù, diventa il simbolo del non credente che compie un  profondo cammino di fede. La prima azione messa in atto  da  Gesù  è quella di portare l’uomo lontano dalla folla, come portò Israele  su ali di aquila fuori dall’Egitto e come conduce ciascuno di noi  fuori dalle proprie schiavitù, aiutandoci a guardarle con sincerità e verità.

Il Signore non vuole dare pubblicità al suo gesto taumaturgico; ma non desidera neanche che la sua parola sia coperta dal frastuono delle voci dell’ambiente circostante. Il gesto di condurre da parte il sordomuto è un segno  di rispetto; mostra da un lato la costante volontà del Figlio di Dio di non  fomentare la curiosità della gente e dall’altro  quella di stabilire  un incontro più intimo, in cui si manifesti il mistero e la bellezza di una relazione salvifica, esclusiva e personale. Gesù si sottrae alla ressa della folla per manifestare, nel segreto, qualcosa che supera ogni umana comprensione e che, come afferma l’apostolo Paolo ”Dio ha preparato per quelli che lo amano” (1 Cor 2,9).

Il Figlio di Dio si fa carico della sofferenza dell’uomo che ha dinanzi, emettendo un sospiro. La Parola di Dio che Egli ci trasmette ha bisogno di silenzio per essere percepita e accolta come parola che guarisce e risana; che riconcilia e ristabilisce la comunione intima con Dio. Vengono poi evidenziati due gesti compiuti da  Gesù: gli mette le dita negli orecchi e con la saliva gli tocca la lingua. Il Maestro di Nazaret non guarisce a distanza; per ripristinare la relazione con quell’uomo, cerca prima di ristabilire un  contatto diretto. E siccome  il miracolo è dono dall’alto, lo implora dal Padre: per questo alza gli occhi al cielo, come quando si rivolge a lui prima di moltiplicare  i pani.

Segue la parola potente ”Effatà” cioè “Apriti” e il sordomuto riprende a udire e a parlare. La folla di quel paese pagano, sbalordita, esplode in un  riconoscimento strabiliante: ”Ha fatto bene ogni cosa…”.

 ”Apriti” è il comando che è stato rivolto  anche a ciascuno di noi nel  giorno del  battesimo. Attraverso questa “guarigione”, che ci permette di aprirci all’ ascolto e  alla proclamazione della  Parola di Dio, noi diventiamo credenti e profeti. Nel  sordomuto del Vangelo possiamo rispecchiarci, soprattutto  quando diventiamo incapaci di ascoltare, vivere e   comunicare la Parola di salvezza.

Chiediamo, perciò, al Signore che  apra  il nostro cuore  e lo  renda disponibile   ad accoglierlo, vivente,  nei fratelli che quotidianamente incontriamo lungo  il nostro cammino.

suor Annafranca Romano

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