XXIII Domenica del Tempo Ordinario- Correzione fraterna con umiltà e saggezza

La buona notizia, donata in questa domenica dal vangelo secondo Matteo, è che le relazioni fraterne nella comunità cristiana sono rese possibili dal Signore stesso, risorto, vivente e presente nella sua comunità.

Qual è l’atteggiamento migliore da assumere di fronte al fratello che pecca? E’ un’impresa ardua, è un’arte che richiede umiltà e saggezza; è difficile farlo e farlo bene; è più facile e frequente parlare con altri degli altrui difetti.  Gesù invita a procedere a tappe: in primo luogo a livello personale, poi con l’aiuto di una o due persone, quindi il ricorso alla comunità. Il fatto che alla fine un fratello non ascolti, non autorizza un abbandono, ma piuttosto un’attenzione speciale, come quella di Gesù, che era amico dei pubblicani e dei peccatori. La chiave per capire questa sua preferenza sta nella parabola del buon pastore che lascia le novantanove  pecore sui monti per andare in cerca di quella perduta. Dio ha più fretta di perdonare che l’uomo di essere perdonato. L’autenticità dell’amore si manifesta nella capacità di correggere colui che si ama.  La correzione fraterna va colta anche dal punto di vista di chi la riceve, che è sempre un fratello, un membro della comunità cristiana. Occorre tanta umiltà e disponibilità per ricredersi e ricominciare.

L’autentica correzione fraterna non è un giudizio e ancor meno una condanna, ma un evento sacramentale che pone Cristo al centro tra chi la esercita e chi la riceve.  Nella comunità non deve essere compiuta per sfogare personali risentimenti, ma per aiutare il fratello ad uscire da quella condizione di morte interiore, per poter gioire con lui della vita ritrovata. Il peccato, infatti, non è visto come trasgressione di una norma, ma anzitutto come manifestazione di una malattia interiore, di una forma di morte che abita il nostro cuore e dalla quale abbiamo bisogno di essere guariti. Ma niente è automatico: il Signore rispetta la nostra libertà e ogni volta chiede:” Vuoi guarire?” Egli è il medico pronto ad accogliere ogni desiderio ed impegno di bene.

Signore, Tu vuoi aver bisogno di uomini per farti conoscere agli uomini, e così leghi la tua azione e la tua parola divine all’agire e al parlare di persone né perfette, né migliori degli altri.

Non hai timore della nostra fragilità e neppure del nostro peccato: l’hai fatto tuo, perché fosse nostra la tua vita che guarisce da ogni male.  Ancora rinnovi la tua alleanza grazie a chi tra noi spezza il Pane di vita, a chi pronuncia parole di perdono, a chi fa risuonare annunci di vangelo, a chi si fa servo dei fratelli, testimoni del tuo amore infinito, che rendono visibile il Regno.Ti preghiamo, fa’ che queste persone non vengano mai meno!

sr Annafranca Romano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *