XXIV Domenica del t.o. (anno B) – Diventare discepoli consapevoli

“La gente, chi dice che io sia?” […]”Ma voi, chi dite che io sia?”. Eccoci di nuovo davanti a questa difficile domanda di Gesù. È una domanda che nasce lungo il cammino, mentre si percorre la strada con lui, mentre sotto gli occhi avvengono miracoli, mentre la presenza di Gesù lascia una scia di bellezza e mistero, e nei cuori più sensibili il desiderio di essere felici: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?» (Mc 10,17).  Lungo questa strada e percorrendo questi villaggi Gesù ha incontrato una umanità dai mille volti: chi lo accoglie e chi lo rifiuta, chi si fida di lui e chi lo mette alla prova, chi pensa già di sapere cosa fare – basta osservare i comandamenti –  e, chi si domanda se veramente osservare è anche amare.  E allora bisogna interrogarsi, ed è l’atteggiamento proprio di chi è già in cammino, chiedersi  chi stiamo cercando e seguendo.
La prima domanda di Gesù, “La gente, chi dice che io sia?”, è semplice, non impegna il cuore, basta riferire. E i discepoli lo fanno, probabilmente parlano tutti. L’evangelista Marco usa il plurale, forse raccontano molto di più di quanto riportato sinteticamente nel vangelo.
Molto più impegnativa è “Ma voi, chi dite che io sia?”,  interroga la loro persona, le loro vite, il loro cammino. Gesù con questa domanda richiama la loro consapevolezza. Non è infatti una domanda che serve a Gesù, ma ai suoi discepoli di ogni tempo, a noi che ancora oggi con Lui percorriamo strade, villaggi, metropoli incrociando storie e vissuti. E mentre viviamo tutto questo ci può capitare di dimenticare chi sia il Signore per noi o di non averne la piena consapevolezza. Serve a noi sapere chi è Dio per noi. E allora ben vengano le soste che non fanno fermare, ma bensì aiutano a ripartire. Anche i discepoli con Pietro sono chiamati a questo passaggio, ripatire dopo una verifica onesta e mettersi dietro al Maestro che annuncia la via della croce, quale unica strada dell’amore vero e eterno. Ogni volta che si tenta di deviare da questo percorso arriva puntuale il rimprovero che ci riposiziona al posto giusto, cioè dietro a Lui per ri-imparare a pensare secondo Dio. Altra cosa e aver intuito chi è Gesù e altra è condividere poi la sua logica e intraprendere la stessa sua strada. Chi non la pensa come Lui automaticamente diventa ostacolo all’amore vero che chiede tutto e dona tutto.
E allora Gesù ritiene necessario chiarire questa sua scelta, discepoli e folla non hanno compreso che se qualcuno vuole seguirlo deve fare i conti con questa nuova prospettiva che ci vede perdenti ma felici, deboli ma capaci di amare, poveri ma in grado di offrire la vita… perchè “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (GV 15,13).
                                                                              Sr Giuliana Imeraj

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