XXIX domenica del t.o. (anno C)- La preghiera: grido dei poveri

La preghiera è come il respirare, diceva papa Francesco in un Angelus all’inizio del suo pontificato, ed è quindi una necessità profonda che mantiene in vita la nostra fede, così come il respiro polmonare mantiene in vita il corpo. Ma se si respira per vivere e non per respirare, così si prega per vivere la fede, e non si prega per pregare e basta.

Gesù insegna proprio questo ai suoi discepoli. Insegna non una formula o un “trucco” per farsi ascoltare da Dio in modo che realizzi i loro desideri, ma insegna che Dio è vicino e per che primo vuole dire qualcosa a loro. Dio è la risposta all’uomo, alle sue attese più profonde. Dio è la risposta al grido dei poveri che sembrano condannati dalle ingiustizie del mondo. Questa risposta tanto attesa e necessaria è proprio Gesù, le sue parole e gesti, il suo Vangelo.

Al centro della parabola del giudice disonesto, senza Dio e senza pietà, e la povera vedova, ci sta proprio quest’ultima che alla fine viene ascoltata e accolta. Questa povera vedova ha un coraggio immenso e una fiducia nella risposta che la porta a insistere anche se tutto rema contro di lei. Davvero questa donna ha una fede enorme che la porta a non stancarsi difronte all’iniziale sordità del giudice.

Gesù, che nel Vangelo sempre si identifica con i poveri, è dentro questa vedova che insiste nel comunicare e farsi ascoltare. Gesù insiste nel bussare alla porta del nostro cuore, anche se sembriamo sordi, disonesti e senza tempo per Dio. E noi siamo come questo giudice che alla fine proprio per l’insistenza di Dio, e non certo per nostro merito, abbiamo la possibilità di ascoltare Gesù e di fare quello che lui ci chiede.

La domanda posta da Gesù alla fine è uno stimolo profondo che non ci deve lasciare tranquilli: “…ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” Ci crediamo veramente in questa presenza di Dio nella vita?

Ci siamo accorti che Gesù è presente non tanto in luoghi sacri o immagini sacre, ma nel prossimo e specialmente nei più poveri? Siamo convinti che il Regno di Dio, così come è descritto nel Vangelo, è possibile realizzarlo nel mondo, oppure siamo sfiduciati e pessimisti così da non credere più nel bene?

La preghiera, fatta di momenti particolari, di tempi e riti, di formule e gesti, alla fine ha lo scopo di risvegliare in noi la fiducia in Dio, la speranza nel Vangelo, la capacità di vivere secondo il Vangelo.

Per questo la preghiera parte dalla vita e ritorna alla vita, là dove siamo, là dove ci sono i nostri fratelli, là dove ci sono i poveri e coloro che soffrono.

Vita e preghiera sono unite in modo inscindibile, la vita stessa diventa preghiera quando è piena delle parole di Gesù, e la preghiera che in modo insistente è riempita di Vangelo, diventa vita.

don franco Bartolino

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