XXVII domenica del t.o. (anno C) – Fede: servizio umile

La pericope di questa domenica è composta da due parti ben distinte: la prima riguardante la fede (vv. 5-6) e la seconda, l’umiltà (vv. 7-10). Soffermiamoci sulla prima parte…
I discepoli, vedendo le meraviglie compiute da Gesù e sentendosi chiamati in prima linea a compiere gli stessi prodigi, si sentono inadeguati e pertanto, chiedono un aumento di fede che gli permetterà di “sradicare gelsi e di piantarli altrove”! (v. 6). Ma cosa è la fede?
Essa è innanzitutto ASCOLTO DI DIO senza pregiudizi di sorta e senza pretendere che la nostra presunta grandezza salvi il mondo. È ascolto di Dio in quanto noi poniamo cuore e orecchi alla Sua Parola e non Lui alle nostre talvolta assurde pretese. La fede è dunque conversione, è accoglienza della Parola di Dio per evitare che i nostri cuori si induriscano nelle proprie convinzioni.
La fede è ATTESA PAZIENTE fatta non solo di ripetizione di formule meccaniche e sterili, ma di compimento del progetto salvifico di Dio e che richiede quindi la lettura della storia personale e comunitaria non come un semplice insieme di eventi che ci passano addosso senza senso, ma come fatti, opere che il Signore continua a compiere per ognuno di noi. Si tratta di interpretare la storia come “segni dei tempi” in cui scorgere il disegno di Dio per l’intera umanità.
La fede è CAPACITA’ DI PERSEVERARE sempre, anche quando tutto intorno a noi è tenebra e silenzio, sapendo che sicuramente una vita nuova germoglierà in noi e intorno a noi.
La fede è il NOSTRO INCONTRO PERSONALE con il Signore, il suo stare con noi, ogni giorno. Sempre!
Tutto questo ce lo insegna il Maestro. Lui è il vero modello di fede che ogni buon cristiano, suo discepolo, è chiamato a seguire. Solo così giungeremo alla meta definitiva e godremo della gioia senza fine. Diversamente, seguiremo tanti vicoli ciechi che ci sembreranno condurre al porto di destinazione ma che in realtà non ci condurranno da nessuna parte.
Da dove attingere allora la fede? Dalla preghiera. Queste parole del v. 6 devono sempre affiorare sulle nostre labbra e sgorgare dal nostro cuore: Signore, aumenta la mia fede! Il Padre buono che conosce ciò di cui ognuno di noi ha bisogno, ci concederà questa grazia e ci permetterà di essere fari luminosi per tutta l’umanità che attende il pieno compimento degli eventi futuri.
Non dobbiamo mai pensare di essere già arrivati, di non aver bisogno di crescere e maturare nella fede. Il cammino di Dio è sempre graduale, pieno di passi da fare e tappe da superare, ma il traguardo si raggiungerà solo alla fine dei tempi, quando avverrà la nostra parusia personale e ci incontreremo con il Signore faccia a faccia.
Se non avremo presunzioni, saremo in grado di comprendere che tutto ciò che facciamo nel Suo nome ci viene da Lui, che ogni nostra potenzialità e capacità è dono Suo; allora, non aspetteremo ricompense per la vita che spendiamo per Lui, ma saremo certi di “essere inutili servi perché abbiamo fatto quanto dovevamo fare “ (v. 10).

Sr Simona Farace

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