XXVIII Domenica del t.o. (anno C) – La gratitudine degli ultimi

La liturgia della Parola di questa domenica ci invita ad accompagnare il Signore Gesù verso Gerusalemme, per osservare come viene vissuto ed accolto il Regno nuovo che Egli è venuto a portare. La vicenda riportata oggi dall’evangelista Luca ritorna su un episodio di guarigione-purificazione dalla lebbra e l’indicazione di presentarsi ai sacerdoti sottolinea come il Signore voglia immergere la sua potenza e la novità del suo Regno nella tessitura ordinaria della vita umana. Per questo invita i dieci lebbrosi a fare quello che la Legge prescrive. Stupisce, però, che essendo stati guariti in dieci, uno solo, un samaritano, torna indietro e si prostra davanti a Gesù per ringraziarlo.

 La potenza divina ha agito in tutti, ma solo questo straniero torna indietro e riconosce la relazione preziosa nella quale la sua vita è stata collocata; interpreta il suo gesto come esperienza di fede; egli solo riconosce l’intervento di Dio nella sua storia. La salvezza del samaritano non sta solo nell’essere stato purificato dalla lebbra, ma nella relazione vitale ed autentica instaurata con Gesù.

La fede è il riconoscimento e la relazione che si stabilisce con il Signore della nostra vita, a partire dal dato concreto della nostra storia. Una storia simbolicamente presentata, in questo brano,  come impura e bisognosa di essere salvata.

Nel samaritano  che torna da Gesù riconosciamo l’uomo che confessa di aver trovato nel Signore il punto di riferimento, il cardine della vita e la stella polare che illumina il suo cammino. Nel suo atteggiamento è racchiuso il desiderio dell’umanità che non dovrebbe accontentarsi di assolvere semplicemente alcuni precetti, ma una volta incontrato il Signore della vita, dovrebbe rompere con una tradizione sterile e senza significato ed orientarsi ad una comunione piena ed indissolubile con Lui.

La fede, per quest’uomo guarito, è relazione personale con Dio, legame stretto, dialogo profondo, capacità di uscire da situazioni che affondano la vita fino a renderla priva di senso. Solo la fede in Gesù salva, rialza e rimette in cammino: ”Alzati e va’!”.

 La nostra vita è ricca di esperienze che ci invitano a prendere coscienza che ci è stata donata la salvezza, ma per assaporarne i frutti e  per accoglierla, è necessario seguire Gesù dopo averlo incontrato. Chiediamo al Signore che mai si spenga sulle nostre labbra la preghiera di ringraziamento.

                                                                           sr Annafranca Romano

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