XXXI domenica del t.o. – Per poterlo vedere…

La vicenda di Zaccheo, protagonista del Vangelo di questa domenica, esprime a chiari tratti il desiderio che ogni uomo porta in cuore consapevolmente o inconsapevolmente: quello di vedere Dio! Tutta la Scrittura infatti è piena dell’anelito della creatura che “cerca il volto del Signore”; è un vedere che implica una conoscenza, un rapporto profondo capace di cambiare tutta l’esistenza.
È quanto succede a Zaccheo: c’è infatti in lui una rivoluzione interiore che lo porterà ad essere una nuova creatura. In questo testo, però, viene ancora significata un’altra realtà molto importante: il desiderio di vedere Gesù (vv. 3-4) da parte di Zaccheo, diventa quello di Dio nel desiderio di incontrarlo! Un vero capovolgimento di eventi! Dio cerca l’uomo perché desidera instaurare una comunione piena e profonda con lui. Che cosa è infatti la nostra vita di fede se non storia di questo incontro di desideri? Zaccheo sale sull’albero (v. 4) e Gesù lo invita a scendere perché DEVE fermarsi a casa sua. La teologia evidenzia quel “deve” come un dovere teologico, come il compimento della salvezza che Gesù doveva portare all’umanità, ma a me piace pensarlo come una necessità di Dio: “devo incontrarmi con te e nulla mi fermerà, neanche la grandezza del tuo peccato”! Se queste parole risuonassero spesso nel nostro cuore, saremmo persone veramente felici, serene, sicure di camminare con Qualcuno che mai ci abbandona.
L’incontro con Dio però non è puro sentimentalismo..una bella cenetta romantica terminata la quale ognuno torna a casa sua come se niente fosse successo, no! Ma è un accogliere con gioia (v. 6), senza perdere tempo (v. 6) l’invito di Dio a restare con noi, è un cambiare direzione per incontrare non solo il Signore, ma in Lui tutti i fratelli. È un rivedere nel Signore tutta la nostra vita di relazioni (v. 9) con la disponibilità a mettere i ripari lì dove la nostra umanità ha creato danni, rotture, ferite. È accogliere il dono della salvezza che “oggi”, adesso e non domani (v. 9) viene a casa mia, nel mio cuore, per liberarmi dagli affanni e restituirmi a quella vita vera che solo nel Signore trova pieno compimento.
Credo che la storia di Zaccheo ci interpelli molto da vicino circa il desiderio che abbiamo di Dio, che tra l’altro è il primo passo per andargli incontro, l’accoglienza della Sua Parola e l’urgenza della conversione, quella quotidiana che fa di noi persone nuove pronte a ristabilire sempre l’unità infranta con i nostri fratelli per camminare tutti insieme verso il Regno dell’Amore, della pace, del perdono.

suor Simona Farace

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