La «questione meridionale» nel cuore dei vescovi

di Mimmo Muolo
da Avvenire del 6 agosto 2015

Parole. Quelle di documenti spesso rivelatisi profetici. E fatti. I gesti concreti posti in essere in questi anni a favore del Sud, a cominciare dal ‘Progetto Policoro’ per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile. La Chiesa italiana ha sempre avuto grande attenzione nei confronti della «questione meridionale» nei suoi vari aspetti. Basti ricordare la lettera
I problemi del Mezzogiorno, firmata nel 1948 da numerosi vescovi di diocesi del Sud, che a rileggerla oggi presenta numerosi profili di attualità, a cominciare dalla forte sensibilità per le tematiche sociali. Un documento che avrebbe ispirato nel 1989 un altro testo, questa volta di tutto l’episcopato della Penisola, e poi ancora un terzo pronunciamento, pubblicato nel 2010, dopo l’ascolto di tutte le comunità ecclesiali del meridione.

Negli ultimi decenni, dunque, la voce dei vescovi – nel novero degli interventi vanno computati anche i costanti riferimenti al Sud contenuti nelle prolusioni dei presidenti della Cei – ha messo in evidenza con chiarezza i mali del Mezzogiorno d’Italia. Disoccupazione, mancanza di infrastrutture, investimenti pubblici sbagliati, clientele e presenza talvolta soffocante della mafia. In Chiesa italiana e Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà (il documento del 1989) si legge tra l’altro: «Il problema della disoccupazione giovanile meridionale si configura – per ragioni economiche, sociali e morali – come la più grande questione nazionale degli anni ’90». Basterebbe sostituire la data (secondo decennio del 2000 al posto degli anni ’90) per mantenere intatta la ‘freschezza’ della denuncia, ripresa poi (insieme a una valutazione critica del periodo intercorso) nel testo del 2010 – Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno –, in cui si sottolineava anche il pericolo dell’individualismo che induce a fuggire dalle responsabilità o a chiudere gli occhi e tacere davanti ai problemi.

Accanto all’analisi, i vescovi hanno però offerto anche chiare indicazioni programmatiche. La principale delle quali è contenuta nel testo del 1989: «Il Paese non crescerà se non insieme». Parole che alla vigilia delle spinte secessioniste della prima Lega Nord riaffermarono una direzione di marcia poi rivelatasi lungimirante: la solidarietà tra le diverse zone della Penisola, che oggi torna di attualità dopo le recenti prese di posizione del Governo.

Nei due decenni passati, poi, le parole dei documenti hanno trovato pieno riscontro nei gesti concreti. Ad esempio il varo nel 1995 del ‘Progetto Policoro’. La Cei, infatti, ha promosso tramite un’azione principalmente educativa un cambio di mentalità che invece della cultura del posto fisso ha stimolato i giovani a mettere in atto idee e creatività per creare nuove aziende. Oltre 500 ne sono nate in vent’anni con migliaia di posti di lavoro – soprattutto nell’agricoltura, nella valorizzazione anche turistica del territorio e nei servizi – creati dove prima c’era solo disoccupazione e rassegnazione. In tal modo «il Paese non crescerà se non insieme» non è rimasto, anche grazie a questo percorso virtuoso, un mero slogan. E infatti accanto alla nascita delle nuove imprese giovanili è stato messo in cantiere un sistema di partenariato che si incentra sui gemellaggi tra Regioni del Nord e del Sud per il trasferimento del know-how necessario alle start up.

Ad alcune di queste aziende, poi, sono stati affidati beni confiscati alle mafie. Un mezzo per continuare quell’opera di testimonianza che ha visto la Chiesa italiana – anche tramite il martirio di alcuni suoi figli (il beato don Pino Puglisi, don Giuseppe Diana e il giudice Rosario Livatino) – lottare in prima fila per il rispetto della legalità.

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