23^ Domenica Ordinaria (B)

DIO PASSA E APRE ALLA VITA…

Continua il viaggio di Gesù nelle terre pagane, ritenute incapaci di accogliere la buona novella. Ma Gesù non rinuncia a passare e a fermarsi. Per lui non esistono pagani, stranieri, gente incapace di condividere il suo messaggio, dà piuttosto all’uomo, ad ogni uomo, la possibilità di scegliere, di aprirsi, di seguirlo.

Il suo passaggio gli ha procurato tanta fama, la gente ormai sa dei segni che compie e c’è chi diventa mediatore: “Gli condussero un uomo sordo e muto e lo supplicarono di imporgli le mani”. La guarigione di quest’uomo ha inizio in questo gesto, sono gli altri a portarlo da Gesù, a dare inizio a questo percorso di liberazione e di apertura. E Gesù non approfitta di questo momento per aumentare la sua fama, per confermare se stesso, non si procura una prova per poter poi confutare scribi e farisei. No, Gesù prende quest’uomo in disparte e attraverso gesti e parole lo “riapre” alla vita. Quasi a dire che ciò che guarisce è la relazione con lui, ciò che apre è il contatto diretto con il Signore. L’evangelista Marco riporta in maniera dettagliata i gesti di Gesù, non certo per fare di lui un mago, ma per dire alla comunità a cui è rivolto il suo Vangelo che Gesù è il Messia  e, che quanto ha detto il profeta Isaia si sta realizzando; ”Allora si schiuderanno le orecchie dei sordi…e griderà di gioia la lingua dei muti” ( Is 35,5-6).

“Effatà…Apriti” è l’invito per tutti: per i discepoli, per la folla, per il sordomuto, per la Chiesa, per noi. “Apriti” alla relazione salvifica, alla buona novella, ai gesti capaci di trasformare e agire in “disparte”. Il Vangelo chiude con l’invito di Gesù a tacere, ma come al solito viene disobbedito. La folla ha bisogno di commentare, parlare, diffondere la notizia: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e parlare i muti” .

Forse perché parlare è più semplice, più comodo… e tanto è l’entusiasmo intorno a Gesù. Chissà poi se  questo entusiasmo, questa euforia ha portato ad una reale adesione a Gesù, al suo stile, alla sua proposta di misericordia? Chissà se anche la nostra fede non è talvolta troppo piena di esaltazione,  ma non disposta ad una vera apertura

suor Giuliana Imeraj

 

 

 

 

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