XXXII SETTIMANA TEMPO ORDINARIO ANNO C

“IL NOSTRO DIO
È IL DIO DELLA RELAZIONE!”

Il Vangelo di questa domenica attraverso il dubbio circa il perdurare della vita oltre la morte ci insegna due cose fondamentali: in quale modo è possibile la fede nella risurrezione e con quale metodo bisogna interpretare la Sacra Scrittura. Credere nella risurrezione è possibile perché Dio è Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, di persone quindi che non vivono più sulla terra ma vivono nel cuore eterno di Dio e con le quali Egli stesso continua a mantenere quella relazione di incontro e di alleanza che avevano stipulato in vita.
Il cuore della liturgia odierna è la vita ultraterrena dinanzi alla quale sono possibili solo due scelte: la fede o l’incredulità. La fede ci spinge all’impegno nell’essere discepoli del Signore nel seguire Lui o l’incredulità che toglie senso a tutto anche alla stessa vita.
Nella pericope lucana i sadducei, comunità formata dall’alta aristocrazia di Gerusalemme, cercano di ridicolizzare l’evento della risurrezione attraverso la logica della legge non più praticata del levirato: il fratello più giovane doveva sposare la vedova del fratello maggiore per dargli una discendenza.
Gesù nella sua risposta ci aiuta ad andare oltre la situazione contingente espressa dai sadducei ricordandoci che Dio non è il Dio dei morti ma il Dio della relazione e che in essa siamo chiamati a vivere tutti e ognuno di noi.
Di fatto, Dio è Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di ognuno di noi con il quale Egli intesse la relazione! E solo in essa, nel nostro personale rapporto con Lui, la nostra vita ssume quel senso di cui tutti noi siamo sempre alla ricerca. In Lui infatti è possibile per noi riconoscere l’altro come fratello da accogliere e non come concorrente da eliminare; in Lui è possibile la fedeltà all’altro, l’accoglienza dell’altro, il rispetto per l’altro, il cammino condiviso fatto insieme ad altri.
Se Dio dunque è il Dio dei vivi e non dei morti è impensabile non credere alla vita futura che ci attende nei cieli nella quale vivremo nella piena comunione d’amore di Dio in Cristo. Il dono della relazione con il Signore allora non si dissolve e non ci dissolve ma ci permette di portare la nostra vita a compimento nel dono totale e reciproco di sé.
A noi l’impegno nel costruire qui in terra relazioni vere, sincere e profonde ricordando sempre che tutto ciò che costruiamo oggi è ciò che il Signore porterà a compimento nel cielo.

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