Esiste una relazione intrinseca tra l’esperienza della preghiera e l’esperienza della liturgia. Ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma della preghiera, intesa come “relazione viva e personale con Dio”, può essere affermato a buon diritto di ogni celebrazione liturgica, in particolare della Messa, che costituisce la fonte e la forma del pregare cristiano. «Per mezzo dei riti e delle preghiere», la celebrazione eucaristica ci dona di entrare nel mistero della fede e di “comprenderlo” sempre meglio (SC 48). Il MR, che contiene il progetto rituale della Messa, può dunque essere considerato a buona ragione come un libro di preghiera non semplicemente perché in esso sono contenute le preghiere da dire durante il rito, ma perché in esso e custodita la norma e la forma della preghiera liturgica, che ha caratteristiche proprie e particolari.

Qualunque celebrazione liturgica non e mai riducibile alle sole preghiere-parole, di cui peraltro non e mai priva. Una celebrazione e intrinsecamente composta da una molteplicità di “linguaggi”, tra i quali certamente spicca quello propriamente verbale, ma non e possibile ridurre la preghiera liturgica alle sole preghiere da dire. Nella celebrazione eucaristica si attiva un ricco linguaggio costituito da una variegata gamma di modalità espressive: accanto alla parola di Dio proclamata e alla partecipazione al banchetto del Corpo e Sangue del Signore, vi e la ricchezza del linguaggio rituale costituito dalle parole della preghiera, dal silenzio, dal canto e dalla musica, dai gesti e atteggiamenti del corpo, dagli spazi liturgici, e ancora dalle vesti e dai colori, dalle luci e dai profumi. Nella celebrazione liturgica, e in particolare nell’Eucaristia, la preghiera si manifesta nella sua radice e nel suo cuore, come una relazione, un incontro fatto di gesti e parole.

La partecipazione “piena, consapevole, attiva e pia” all’Eucaristia e sempre una partecipazione insieme personale e comunitaria. Perché tutti si esprimano in una preghiera comunitaria, ciascuno deve pregare; perché tutti partecipino a un rito, ciascuno deve coinvolgersi. Ma perché la preghiera di ciascuno corrisponda alla preghiera di tutti, c’è bisogno di gesti e parole condivise, cosi che la preghiera di ciascuno possa confluire nella preghiera della Chiesa. Il libro del Messale, a questo proposito, offre indicazioni precise perché i gesti e le parole siano comunitari. Il fatto che la preghiera liturgica sia quasi sempre formulata al “noi” spinge a uscire da se stessi, dalla ristrettezza delle proprie visioni individuali della preghiera, per entrare in una preghiera universale, di tutti e per tutti. Nella preghiera liturgica, ciascuno canta, si muove, prega all’unisono e in sintonia con la preghiera di tutti, cosi che sia un solo corpo più grande, il corpo dell’assemblea radunata, a pregare.

 

                                                                    don Franco Bartolino