Nella Liturgia della Parola e indubbiamente il senso dell’udito ad essere particolarmente coinvolto, la dove Dio parla al suo popolo, per nutrirlo con la sua Parola, e il popolo risponde a questa Parola con parole di fede, acclamazioni e preghiere. In questo dinamismo dialogico, l’udito si apre all’ascolto, la voce si dispiega nel canto e nell’acclamazione, gli orecchi si affinano alla profondità della comunicazione, la mente e il cuore si dilatano nella meditazione, nel giusto equilibrio tra parola e silenzio.

Sebbene la nuova edizione del Messale ci consegni intatto il progetto rituale della Liturgia della Parola, senza variazioni rispetto alla precedente, molto e il lavoro da fare perché nelle nostre assemblee eucaristiche si passi dal “leggere le letture” al “celebrare la Parola”: la messa in opera della Liturgia della Parola e spesso ancora alquanto didattica, per cui quanto viene proclamato e accolto come un messaggio da leggere e da spiegare, più che come una Persona da incontrare e un Evento da celebrare.

Ciò appare in modo evidente dalla gestualità impiegata nell’atto di proclamare e ascoltare la Parola (in piedi, seduti, con lo sguardo rivolto all’ambone per il Vangelo) e dal coinvolgimento dei sensi (si ascolta, si vede, si percepisce il profumo, si bacia), dall’importanza del silenzio, del canto, del luogo dal quale si proclama, dei ministri, dei libri utilizzati.

Sul versante dell’ascolto, si tratta di formare ad una proclamazione preparata e capace di favorire una migliore accoglienza della Parola; di educare alla bellezza del silenzio che attende, riceve, custodisce nel cuore la parola del Signore. Anche una migliore adeguatezza dell’aula può far si che si possano arginare quei disturbi uditivi e visivi che segnalano una percezione ancora insufficiente della presenza di Colui «che parla, quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura» (SC 7).

                                                                                                                     don Franco Bartolino