“La vita dopo la pandemia” è il piccolo libro pubblicato il 13 maggio 2020 che raccoglie i pensieri, le riflessioni di papa Francesco. Otto interventi durante questo tempo di pandemia, che vanno dall’adorazione del 27 marzo in una piazza S. Pietro spettrale alla Catechesi durante l’Udienza generale per la 50^ Giornata mondiale della Terra.

Ci siamo ritrovati tutti nel Messaggio Urbi et orbi durante il momento di preghiera, che apre le riflessioni. ”Una tempesta inaspettata e furiosa” ci ha sorpreso…L’esperienza che abbiamo vissuto in questi mesi ci ha spiazzato, ha fatto saltare le nostre tabelle di marcia, i nostri ritmi serrati e ci ha costretti a fermarci in un lockdown lungo due mesi…Un’esperienza surreale che mai avremmo immaginato di vivere. Ci siamo tutti scoperti più fragili e vulnerabili. Impotenti. Noi così sicuri di poter “rimanere sempre sani in un mondo malato”. Abbiamo misurato la nostra indifferenza nei riguardi delle sofferenze altrui, dei popoli oppressi dalla fame, dalle guerre, dalle epidemie… Ora ci siamo ritrovati noi dall’altra parte: i colpiti, i feriti e ci fa effetto tutto questo!

Il papa esorta ancora una volta ad una conversione ecologica integrale. Invita a bandire egoismo, indifferenza, divisioni e a lasciarsi contagiare dall’annuncio della Pasqua: “Cristo, mia speranza, è risorto”. E la speranza viene “dalla vittoria dell’amore sulla radice del male”,  viene anche dai tanti uomini e donne che, di fronte all’emergenza  sanitaria, hanno scelto di essere generosi, di offrire una “una testimonianza di cura e amore al prossimo fino allo stremo delle forze”. Il pensiero, nel messaggio Urbi et orbi della domenica di Pasqua, è rivolto ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, e a tutte quelle categorie costituite da gente semplice, che normalmente non fa notizia, ma che offrono il loro servizio nel silenzio e nell’anonimato.

Un’attenzione particolare papa Francesco la rivolge ai senza fissa dimora e ai venditori dei giornali di strada, che fanno conoscere la loro realtà sofferta, ma piena di speranza.  Grazie a giornali come Scarp de’ tenis tanti homeless hanno una vita più dignitosa. E poi il sostegno e l’incoraggiamento ai movimenti popolari - “l’esercito degli invisibili”, che attraverso la solidarietà, l’impegno, il senso di comunità -  operano con la consapevolezza   “che nessuno si salva da solo” e che “non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”. Ora, forse,  più diffusa in ognuno di noi .

Cosa può significare tutto questo a livello personale, ecclesiale, sociale? …Quali scelte può ispirare? Abbiamo bisogno, come già papa Francesco sottolineava nell’Evangelii Gaudium, di ritornare ad annunciare Cristo risorto. Abbiamo bisogno di riscoprire  la forza della preghiera, di credere nella forza dello Spirito, capace di riorientare il nostro agire. Dobbiamo imparare a fare rete, ad agire insieme, superando le divisioni, le competizioni e l’egoismo. Un compito arduo anche per noi cristiani, spesso intenti a curare e difendere i nostri spazi e territori. Troppo abituati a volere l’esclusiva anche nel fare il bene. E poi un altro criterio di azione: “Pensiamo coraggiosamente fuori dagli schemi!”. Riuscire ad agire con più audacia, uscendo dal comodo e rassicurante criterio “del si è fatto sempre così”.  Perché, e sono ancora le parole di papa Francesco: “dopo quello che abbiamo passato quest’anno, non dobbiamo aver paura di avventurarci in nuove strade e proporre soluzioni innovative”.

                                                                                                                                                                                                                          sr Viola Mancuso, pme

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