Oggi, settima domenica del tempo di Pasqua, la Chiesa celebra la solennità dell’Ascensione di Gesù in Cielo.

Gesù completa la sua missione dopo essersi manifestato per quaranta giorni, risorto, ai suoi discepoli e dopo avergli insegnato e spiegato tante cose; ora ritorna al Padre, ritorna là dove era prima di farsi uomo e ci ritorna con la sua natura umana glorificata.

La liturgia ci offre la conclusione del Vangelo di Matteo (28, 16-20). Il Vangelo si chiude lasciandoci prevedere un nuovo inizio affidato ai discepoli.

Il messaggio centrale del brano non è tanto l’apparizione di Gesù, ma il mandato che Egli affida ai discepoli. Il luogo prescelto è il monte, luogo privilegiato nella Scrittura, per l’incontro con Dio e per l’ascolto della Sua Parola. I destinatari del messaggio di Gesù però questa volta non sono le moltitudini, ma persone ben precise, coloro che, chiamati personalmente, avevano aderito a Gesù e a tutto ciò che Egli aveva comandato. I discepoli quindi sono custodi del messaggio di Gesù e a loro volta diventano annunziatori di questo messaggio.

Impegno arduo, difficile, ma non impossibile se rassicurati dalla presenza del Maestro, presenza promessa fino alla fine del mondo.

Egli è con noi. Si è reso visibile e compagno del nostro cammino. È con noi nei piccoli, nella comunità dei fratelli, è con noi e ci chiede di imparare a cercarlo e ad ascoltare la sua voce.

Se noi impareremo a stare con Lui, a rimanere con Lui, allora potremo essere anche noi suoi annunziatori e testimoni.

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