L’evangelista Luca vuole fare un resoconto ordinato, scientifico della vita di Gesù. Ci tiene a dire subito che ha fatto delle ricerche "accurate" su di Lui, sulla sua vita e sulle persone che l'hanno incontrato, visto e seguito. Luca vuole avere conferma della fede che gli è stata trasmessa, non si fida del “sentito dire” e ha impiegato del tempo per fare queste ricerche.

Gesù «secondo il suo solito», torna nella sua città, Nazareth, e va nella sinagoga ma a differenza degli altri ebrei, non va per partecipare al culto, ma per insegnare. Nel Vangelo di Luca, per quattro volte Gesù entra in una sinagoga e ogni volta si trova a dover affrontare situazioni di conflitto. Questo è il primo dei quattro ingressi, che si chiude addirittura con la decisione di ucciderlo. Può sembrare strano, ma i luoghi sacri saranno quelli più pericolosi per Gesù. I capi religiosi cercheranno in tutti i modi di ucciderlo e alla fine ci riusciranno e lo faranno in nome di Dio.

«Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui». C'è grande attesa. Gesù cerca il passo di Isaia dove si parla dell'investitura del Messia e del grande giubileo previsto dal libro del Levitico. Gesù sta definendo la sua missione: è venuto per togliere la povertà, ogni povertà perché l'umanità è povera, oppressa, cieca. Ecco perché il Messia porterà gioia, libertà, occhi nuovi. La tensione è a mille. Risuonano le prime parole ufficiali di Gesù: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Gesù non spiega il brano e non fa applicazioni morali, annuncia invece un compimento. Lui è la buona notizia, Lui è il compimento della promessa. Una vita che non è fatta di pesi da sopportare ma da un Dio che porta con te quelli che la vita t'impone. In modo sconcertante annuncia, per la prima volta, che il giudizio di Dio sarà di misericordia per tutti. C'è un nuovo orizzonte, un nuovo volto di Dio che Gesù inizia ad annunciare, fin da questo suo discorso programmatico: un Dio che si china su chi soffre e diventa ricchezza per il povero, vista per il cieco e libertà per il prigioniero. In Lui tutte le nostre fragilità trovano sicurezza.

                                                                                                                                      don Franco Bartolino

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