Nell'ultima parte del discorso della pianura, Luca ha raccolto diverse parabole che riguardano la nostra vita di credenti. La parabola del cieco che guida un altro cieco è la più breve. Tutti seguiamo delle guide e tutti siamo a volte vittime degli influencer di turno: siano essi politici, scrittori, cantanti, etc. ma «può forse un cieco guidare un altro cieco?». L'ammonimento è evidente ed è indirizzato a ogni discepolo, tentato di non riconoscere le proprie incapacità, eppure abitato dalla pretesa di voler insegnare agli altri. Gesù, invece, si propone come unica guida, l'unico che sa dove condurci.

Il Maestro, con una buona dose di humor, parla dell'ipocrisia. Contro gli ipocriti viene spontaneo dire: “Da che pulpito viene la predica!”. È un'espressione questa, tipica degli ambienti clericali, dove, spesso “si predica bene, ma si razzola male”. L'ipocrita pretende di possedere capacità e virtù che ha solo in apparenza. Gesù invece è molto chiaro: non guardare alla pagliuzza nell'occhio dell'altro, tu che hai una trave nel tuo. Immagino che siamo già pronti a giustificarci volgendo lo sguardo al peggio che c'è nel mondo: non uccido, non rubo, insomma sono certamente migliore di altri. Vado tutte le domeniche in chiesa, non sarò certo peggiore degli altri.

Sincerità e ipocrisia sono gli argini dentro i quali scorrono le nostre relazioni. Una religiosità, che non è impregnata di misericordia, è semplice ipocrisia. Luca ricorda che dai frutti si riconoscono gli alberi. Se i miei frutti sono amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, mitezza, dominio di sé, allora vuol dire che l'albero della mia vita ha radici di misericordia. Tutte le cose sono buone perché le ha fatto Dio, è l'uso che noi ne facciamo che è buono o cattivo. Però anche il male può diventare il luogo della misericordia.

                                                                                         don Franco Bartolino

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