Puntualmente ritorna la Quaresima! Un tempo importante che personalmente aspetto con grande interesse e anche con gioia perché è un tempo che “mi sta a cuore!”. È un tempo per me, per voi, sorelle carissime: è un dono, un’opportunità che anche quest’anno ci viene regalato. Prendiamo coscienza di questa opportunità e chiediamoci subito: per fare cosa? Come vogliamo vivere questa Quaresima? Vi suggerisco di trovare una risposta a partire dalla realtà storica che stiamo vivendo.  Lo sguardo sulla condizione umana e planetaria che stiamo attraversando può essere guidato dalle riflessioni attente e profonde di un grande pensatore contemporaneo, Edgar Morin che scrive: «Se fossi guidato solo dal lume della ragione, dovrei dire che il mondo va verso la catastrofe, che siamo sull’orlo dell’abisso. Tutti gli elementi che abbiamo sotto gli occhi ci prospettano scenari apocalittici: guerre, terremoti… Ma nella storia dell’umanità esiste l’imprevisto, quel fatto inatteso che cambia il corso delle cose. Ecco perché, in fondo, sono ottimista».

 Noi tutti sappiamo che esiste un imprevisto, che nella nostra esistenza si mantiene forte l’attesa di qualcosa di grande. È l’urgenza della speranza che non può essere resa pia illusione, non si riduce al desiderio di un “miracolo” che cambi tutto improvvisamente. Abbiamo tutti compreso che le varie speranze, le illusioni, i sogni miracolistici ci fanno cadere ancor di più nella disperazione. E mentre avvertiamo il bisogno di speranza siamo colti da una terribile paura. La paura è la nuova ideologia! Attanaglia tutti perché insieme alla parola crisi si declina in tante forme diverse spingendo l’esistenza ad una deriva che oscilla tra la rassegnazione e fatalismo, pessimismo ed indifferenza.

Per vincere, o tentare di contrastare almeno, la deriva alla disperazione, possiamo dare fiato alla speranza che è figlia della conversione. La speranza dell’imprevisto si accende soltanto con un cambiamento. Per questo la Chiesa propone la “conversione” nel tempo quaresimale. E il paradigma della Quaresima quest’anno può essere: “liberare in noi la speranza che è figlia della conversione”. Se ci convertiremo torneremo a sperare e la rinnovata speranza genererà in noi il cambiamento. Dobbiamo lavorare e impegnarci sulla conversione per fare veramente Pasqua. A partire da cosa? Spesso dichiariamo che vogliamo cambiare, ma non sappiamo da dove cominciare.

            Ho trovato un ottimo suggerimento in una pagina del diario del cammino interiore di Esther Hillesum, ebrea olandese, uccisa ad Auschwitz, scrive: «Non vedo nessun'altra soluzione, veramente non ne vedo nessun’altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappare via il nostro marciume. Non credo che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. È l'unica lezione della guerra: dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove».

            Questo è il percorso da compiere per la conversione: vivere e agire a partire dall’interiorità, tesoro nascosto di forza e di pace, verso l’esteriorità.  Questo può essere il vero esodo pasquale della nostra vita: dal di dentro al di fuori di noi! Lavorare su noi stessi è il compito più difficile ma più liberante e significante! “Lavorare sulla propria anima” che è quanto di più importante abbiamo perché ha un destino che ci sorpassa, e noi lo crediamo. Se vogliamo fare Pasqua, cioè “andare oltre” dobbiamo avventurarci in questo viaggio dal di dentro al di fuori.

            Rivolgo a tutte voi un appello: dentro la nostra anima scopriamo una grave malattia da cui dobbiamo guarire tutti. La malattia dell’egoismo, come l’ha definita qualcuno, essa è una sindrome spirituale e psicologica che determina il ripiegamento narcisistico dell’io su sé stesso e ne compromette la disponibilità a vivere “con” e “per” gli altri in spirito di dedizione. Ed è una malattia che a lungo andare, se non è riconosciuta e curata uccide l’io che si irrigidisce sempre di più snaturando la sua identità. Allora dobbiamo curare la nostra anima e la Quaresima è un’ottima opportunità.

            Il cammino di questa Pasqua, l’esodo che siamo chiamati a fare in questi 90 giorni: si tratta proprio di 90 giorni: 40 del Tempo di Quaresima e 50 del Tempo di Pasqua che si conclude con la Pentecoste. Abbiamo un tempo lungo, unico per fare il nostro cammino di liberazione e di conversione. Questo percorso ci può far vivere la “compatibilità cristologica”, il nostro cercare di conformare la nostra vita a Cristo. Non è né impossibile, né difficile se siamo costanti nella preghiera personale e comunitaria, se pratichiamo astinenza e digiuno e se viviamo nella carità.

            Concludo con le parole illuminanti di Dietrich Bonhoeffer: «Alla domanda su «che cosa» è la vita si risponde indicando «chi» è la vita. La vita non è una cosa, un'entità, un concetto, ma una persona, e una persona unica e ben determinata, non in quello che essa ha in comune con gli altri ma nel suo io: l’io di Gesù. Egli pone questo suo io in drastica contrapposizione con tutti i pensieri, i concetti e le vie che pretendono di costituire l’essenza della vita. Non dice: io ho, ma io sono la vita». «Io sono la vita» (Gv 14, 6; 11, 25).

            Scrive ancora Bonhoeffer: «È ormai impossibile separare la vita dall'io di Gesù, dalla sua persona».  Preghiera, digiuno, astinenza, carità sono condizioni essenziali per fare verità su noi stessi e per raggiungere la consapevolezza, come afferma san Paolo che “Cristo è la mia vita” (Fil 1, 21) e che quello che è vero della mia vita è vero di tutto il creato.

Buon esodo di liberazione a tutte voi, carissime!     

                                                                                                                         don Franco Bartolino

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