«Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli» (Is 50,4).

Abbiamo aperto i nostri orecchi lungo questi quaranta giorni, passando dalle Cenere alla Settimana Santa. Il Signore stesso ci ha guidati attraverso incontri importanti, offrendoci la possibilità di un cammino con Lui per diventare uomini e donne nuovi, semi di una nuova umanità.

Entriamo ora nella Città Santa: il Cuore di un Dio che si spezza d’amore. Entriamo non più nel Tempio dei sacrifici ma nel Tempo della Grande Liturgia nella quale il Signore, offrendo Se stesso ha reso sacro, santo ogni tempo, ogni luogo dove si pronuncia e annuncia il Suo nome, ogni cuore che lo accoglie nella fede e nell’amore. Matteo ci ricorda che anche per il nostro tempo si compie la profezia di Malachia: «Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: "Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un'asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma"» (Mt 21,4-5).

Dall’inizio alla fine della sua vita il Signore si è mostrato così: povero, umile, semplice, trasparente, indifeso… perché è esattamente questa l’identità di Dio e l’immagine nella quale siamo stati creati, per questo Gesù non ha preso in considerazione la Sua uguaglianza con Dio (cfr. Fil 2,6-11), accettando di riscattarci dalla trappola del potere, dell’orgoglio e dell’egoismo, facendosi Lui stesso Cammino di ritorno al Cuore del Padre, nostra Vita e Verità.

Seguiamo dunque Gesù, che entra deciso all’incontro della morte per trarre per tutti, la vita. Alziamo non più rami di ulivo o di palme, ma il palmo delle nostre mani con i frutti delle nostre opere di bene, di perdono e riconciliazione, del nostro impegno per la pace e del nostro amore sostenuto dalla fede e dalla speranza. Eleviamo il nostro inno di ringraziamento e di lode a Colui che ci dona la pace e salva la vita senza uccidere nessuno, ma offrendo se stesso, e impariamo da Lui a fare lo stesso mettendoci nel mondo come servi dell’Umanità.

«I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea
» (Mt 21, 6-11)

Questa settimana sarà decisiva anche per noi se riusciremo a fare tesoro delle sue Parole, se imprimeremo nella mente e nel cuore i suoi insegnamenti fati di esempi concreti, di silenzio e umiltà. Corriamo dunque, come i discepoli, a preparare la stanza del nostro cuore e della nostra casa, per farla diventare cenacolo della presenza eucaristica del Signore e vivere in continua azione di grazia al Suo amore fattosi Pane caldo, Cibo gustoso, Vino Buono, Mensa fraterna con sapore di Vita Eterna.

 

                                                                                                                         suor Maria Aparecida Da Silva

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