Sono sempre stato d'accordo con chi dice che la Chiesa va continuamente rinnovata e rimodernata. Lo sono con chi lo ha sostenuto nel passato e con chi lo sostiene nel presente. Dai Padri della Chiesa - Ambrogio in modo particolare - ai grandi movimenti del Medioevo come il Francescanesimo, dalla Riforma Luterana al Concilio Vaticano II, entrambi i loro principi ispiratori utilizzano l'espressione “Ecclesia semper reformanda est” fino a giungere al “francescanesimo contemporaneo”, quello iniziato da Papa Francesco sin dal giorno della sua elezione: chiunque abbia provato, lungo i secoli, a togliere dalla Chiesa quella patina di vecchiume e di ossidazione che ne hanno arrugginito l'originario splendore, ha sempre suscitato e sempre susciterà la mia ammirazione.

Grazie a Dio, lo Spirito Santo ha suscitato lungo i secoli donne e uomini invasi di profezia che, ispirati dal Vangelo, hanno aiutato la Chiesa a ritrovare la giusta via del suo rapporto con Dio e con gli uomini: e ben venga, se lo Spirito è capace ancora di suscitare profeti nella Chiesa!

Chi invece non riesco proprio a capire è chi afferma che a essere vecchia e ammuffita non è la Chiesa, bensì il messaggio del Vangelo. E lo fa sostenendo che dopo duemila anni il messaggio di Gesù di Nazareth abbia ben poco da dire, non sia affatto attuale, non esprima più concetti e teorie adatte all'uomo contemporaneo i quali, a suo dire, hanno bisogno di qualcosa di più pragmatico, di più concreto, di più immediato e più “libero” anche di fronte a certi comportamenti divenuti ormai consolidati: ad esempio, su temi come l'economia, la solidarietà, la pacifica convivenza tra i popoli, la sfera affettiva. Oggi il Vangelo sarebbe poco capace di risultare efficace e di spingere a un profondo rinnovamento della società; sarebbe, in definitiva, poco capace di sorprendere.

Ma dopo tre domeniche nelle quali abbiamo ascoltato il messaggio del regno di Dio con la profondità con cui ce lo hanno annunciato le parabole del Vangelo di Matteo, io non posso non vedere uno slancio di novità, un respiro ogni giorno nuovo nel messaggio di Gesù di Nazareth. È un messaggio dal quale ogni giorno riusciamo a trarre qualcosa di significativo e di incisivo per la nostra vita, a volte riscoprendolo nel solco della tradizione e della storia nelle quali siamo cresciuti, a volte individuando cammini innovativi e fortemente rivoluzionari, per noi e per il mondo nel quale ci troviamo - nostro malgrado - immersi.

Come è capitato a quello “scriba divenuto discepolo del regno dei cieli” che, convinto di conoscere ormai tutto delle Scritture e della Legge, quando incontra il messaggio del Vangelo è capace di trarre fuori dal proprio bagaglio di vita “cose nuove e cose antiche”. Perché il messaggio del Vangelo è qualcosa che ogni giorno ti permette di scoprire cose nuove. È vero che  spesso la novità del Vangelo ha finito per essere soffocata dal vecchiume e dalla stantia azione della Chiesa, che già i Padri della Chiesa identificarono con quella rete di pescatori gettata in mare e che raccoglie ogni tipo di pesci, buoni e cattivi, anzi “vivi e morti” come dice il testo di Matteo.

Ci sono tante azioni e tanti comportamenti della Chiesa che sanno di morte, più che di vita; di male, più che di bene; di cattiveria, più che di bontà e nella rete del Regno vi entrano tutte queste cose: sta alla forza stessa del Regno e dell'annuncio del Vangelo gettare ciò che è cattivo e che sa di morte per far emergere il bene, proprio come nella parabola della zizzania o come ha fatto il seme caduto nella terra buona. Perché questa è la forza del Regno di Dio e del Vangelo: la forza di chi sa emergere da situazioni di morte con la forza della vita, da situazioni di sofferenza con la forza della gioia. Come un uomo che fatica tutta la vita cercando di coltivare alla meglio un terreno e poi, un giorno, in quel terreno, scopre un tesoro di grande valore. E non lo scopre per la bontà delle sue azioni o per le sue buone qualità: lo scopre perché il Regno di Dio è una sorpresa, una grazia. Come avviene anche a un mercante che va in cerca di perle preziose: ne scopre una di grande valore, non per la sua abilità, ma semplicemente perché va in cerca, e alla fine trova la perla della vita, e non se la lascia sfuggire, perché chi cerca il Regno di Dio sa bene che trovarlo significa prendere al volo un treno che, a volte, non passa più.

                                                                                                          don franco Bartolino

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