Sorelle carissime,

in questa splendida cornice celebrativa a conclusione di questo giorno in cui abbiamo fatto memoria del 92° anniversario di fondazione della vostra Famiglia Religiosa, dono del Signore che risplende nella Chiesa e vanto della nostra Chiesa diocesana, desidero condividere con voi una breve riflessione sulla fraternità, prendendo spunto dalla terza Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” firmata lo scorso 3 ottobre ad Assisi e che propone una terapia per la fraternità in un mondo malato e non solo di Covid.

            Il testo di riferimento è quello del Buon Samaritano e che ha come sfondo la lode a Dio e alle opere della natura tutta, in cui è riflessa l'immagine e la mano del suo Creatore. Papa Francesco introduce l’Enciclica con queste parole: «Fratelli tutti», scriveva san Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo.

            Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio. Qui egli dichiara beato colui che ama l’altro “quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui”. Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita. 

            Questo Santo dell’amore fraterno, della semplicità e della gioia, che mi ha ispirato a scrivere l’Enciclica Laudato si’, nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale. Infatti san Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi».

            Papa Francesco con questa Enciclica, tocca le ferite della povertà, della devastazione delle guerre e delle afflizioni di tanti fratelli e sorelle in diverse parti del mondo a causa della corsa agli armamenti, delle ingiustizie sociali, della corruzione, delle disuguaglianze, del degrado morale, del terrorismo, della discriminazione, dell’estremismo e di tanti altri motivi.

            “Fratelli tutti” ha come unico obiettivo la pace, la pace interiore che scaturisce dal senso di fraternità con gli altri, che abbraccia e prega per i fratelli invisibili vittime delle peripezie migratorie annegati nel Mediterraneo, che lui stesso chiamerà, mare del meticciato; ed esorta ad abbracciare i conflitti, abbattere i muri, immaginare e costruire la pace.  Ma dove si impara la fraternità? Dove si apprende la pace? Come un semplice maestro che si rivolge ai suoi alunni, Papa Francesco in Amoris Lætitia scrive: «La relazione tra i fratelli si approfondisce con il passare del tempo, e il legame di fraternità si forma in famiglia tra i figli, e se avviene in un clima di educazione all’apertura agli altri, è la grande scuola di libertà e di pace».

            Nasce così una pedagogia del quotidiano, in cui la fraternità non si dissocia dal Vangelo: diviene lotta per la giustizia sociale e cura del pianeta. Un desiderio per un mondo “con” e “dopo” il coronavirus capace di viaggiare sulla base della fraternità, della solidarietà e dell’ecologia integrale.

            Uscire da sé verso il fratello è un’assoluta priorità sottolineata da Papa Francesco anche nella Gaudete et exultate: Gesù stesso si è fatto periferia. Per questo, se oseremo andare nelle periferie, là lo troveremo e Lui sarà già lì.

 Signore e Padre dell’umanità, che hai creato tutti gli esseri umani con la stessa dignità, infondi nei nostri cuori uno spirito fraterno. Ispiraci il sogno di un nuovo incontro, di dialogo, di giustizia e di pace. Stimolaci a creare società più sane e un mondo più degno, senza fame, senza povertà, senza violenza, senza guerre. Il nostro cuore si apra a tutti i popoli e le nazioni della terra, per riconoscere il bene e la bellezza che hai seminato in ciascuno di essi, per stringere legami di unità, di progetti comuni, di speranze condivise. Amen.

                                                                                                               don Franco Bartolino

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