In questa sesta domenica di Pasqua c'è una parola che può conquistare facilmente il nostro cuore. Si tratta di una promessa colma di tenerezza: “Non vi lascerò orfani”. Essere orfani è un'esperienza che, in forme diverse, conosciamo tutti. L'orfano non è solo chi ha perso un genitore, un padre, una madre, un dolore che sembra un taglio netto con le proprie radici, con la propria storia. C'è chi è orfano anche perché ha perso una causa ideale, qualcosa o qualcuno che rappresentava una ragione fondamentale di vita.

            Anche questo tempo di isolamento è stato un tempo di “orfanezza”, in cui più o meno tutti abbiamo avvertito in alcuni momenti di essere rimasti anche senza Dio. Come i discepoli di Gesù alla vigilia della passione, avvertiamo la prospettiva dolorosa della separazione. E quando il senso dell'abbandono diventa radicale, è facile scegliere la via della fuga: dalle amicizie, dalla vita con gli altri, perfino da se stessi. Per questo la promessa di Gesù, “Non vi lascerò orfani”, può trovare in noi un'attenzione particolare. Qual è allora la via per uscire da una condizione di assenza e di vuoto?

            Gesù accompagna la promessa con il dono dello Spirito, chiamandolo “Paraclito” che vuol dire anche “consolatore”, “protettore”. Ma il termine greco letteralmente significa “avvocato che non abbandona il suo cliente”. È  pensare che il compito dello Spirito sia soprattutto quello di intercedere per noi a partire dalla nostra condizione di orfani. Lo Spirito conosce le sofferenze di chi si sente solo, non capito né accolto, di chi ha perduto qualsiasi ragione di vita e non ha trovato nulla che valesse a riempire il vuoto.

            Gli apostoli si dovevano preparare ad una presenza diversa, non più fisica, ma non per questo meno reale. Unendo la sua umanità in Dio, Gesù ha permesso di inserire la nostra umanità in Dio, facendoci immergere nel respiro d'amore tra Padre e Figlio, in un abbraccio che non ci lascerà mai orfani, perché siamo diventati anche noi figli nel Figlio, grazie allo Spirito. Gesù, quindi, non va cercato lontano ma va riconosciuto e annunciato. Lo Spirito, infatti, che è passione e movimento, non ama le situazioni tranquille in cui la fede sia vissuta solo come consolazione personale.

            Uscire dall'isolamento di questo periodo sia un'immagine forte di una Chiesa che esce veramente, non a parole, verso il mondo ora ancor più assetato della Parola di verità, carica di tutto il dolore e di tutta la speranza di questo mondo.

                                                                                                                                                        don Franco Bartolino

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