Celebriamo in questa domenica la solennità del Corpus Domini, ringraziamo il Padre per il grande dono del Corpo del Signore che dà vita alla nostra vita, che ci nutre e sostiene i nostri passi come è accaduto per il popolo d'Israele nel suo esodo attraverso il deserto, verso la terra promessa, costellato da insidie e difficoltà di ogni genere.

 Anche il nostro cammino sulla terra è carico di insidie; il deserto di questo mondo, troppo spesso, ostacola il nostro andare; ma nutriti di questo celeste alimento, troveremo il vigore per procedere sicuri, nella certezza che il Signore Gesù, che si dona a noi nell’Eucaristia, ci rende forti e perseveranti nel bene.

Nel brano evangelico odierno ci dice chiaramente: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

 Si offre come il pane disceso dal cielo, ma gli ascoltatori sono incapaci di riconoscere nel concreto la via di Dio che si sta rivelando. Il suo discendere dal cielo non indica semplicemente la sua provenienza, quanto piuttosto il movimento del suo abbassarsi per comunicare il suo amore. Gli uomini non amano abbassarsi, pensano sempre in termini di grandezza, dove il potente prevale sul debole. Gesù, invece, allude al suo abbassamento, perché è lì che risplende il suo amore.

          L'Eucaristia è il Sacramento dell'amore. Gesù non poteva darci prova più grande del suo amore che donandosi a noi sotto le sembianze del pane e del vino. L’evangelista Giovanni sottolinea come il primo effetto del mangiare la carne del Signore non sia solo quello di dimorare in Lui, ma allude soprattutto al rimanere in questo movimento di discesa per essere testimoni dello splendore del suo amore in mezzo agli uomini.

 Essere nel Signore significa essere assunti nella dinamica di rivelazione dell’amore di Dio al mondo, per cui la vita stessa non può essere vissuta che a servizio dello splendore di quell’amore. Nutrirsi di Cristo e vivere di lui significa rinunciare a guidare la propria vita. Occorre mettere Lui al primo posto e non averlo solo come modello da imitare.

La presenza reale di Cristo nel pane e nel vino consacrati – sottolineata dalla festa di oggi-   è una presenza che vuole trasformarci in Lui, assimilare la nostra vita alla sua e darci la capacità di fare comunione tra noi.

         “Dobbiamo diventare anime eucaristiche…vivere di Gesù: la comunione del mattino deve lasciarci ed accenderci la brama dell’amore, del sacrificio…dobbiamo adorare nel silenzio, confessandogli la nostra nullità…Egli solo ci nutre col latte celeste, capace di rinforzare la nostra debolezza e farci crescere nella grazia…Lui dobbiamo ascoltare, il Maestro dolce e sapiente, che parla nel fondo dei cuori, che ci spinge a virtù, che ci fa comprendere che ovunque Egli è, là è la sua croce, croce dolce e soave a chi l’ama, croce lieve a chi si fa aiutare da Gesù a portarla.” (M. Ilia Corsaro).

                                                                                                                                                   sr Annafranca Romano                                                    

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