Nell'episodio evangelico odierno Gesù ordina ai discepoli di precederlo sull' altra sponda mentre si congeda dalla folla, per poter rimanere da solo a pregare. Egli ama gli uomini, ha costituito una comunità di discepoli, ma come figlio di Dio, desidera incontrarlo nella preghiera intima e silenziosa. Anche per noi la preghiera è l'affiorare alla coscienza della nostra condizione di «figli» ed è il confronto con una parola che ci indica la strada. E’ l'espressione della nostra solitudine e della nostalgia di Dio: al fondo di noi stessi c’è qualcosa che solo Dio può comprendere e soddisfare.

I discepoli sono soli in mezzo alla tempesta. La loro barca dista «già molte miglia da terra», molto lontano da lui ed un «vento contrario» impedisce loro di tornare indietro. Con questo linguaggio biblico l’evangelista sta descrivendo la situazione di quelle comunità cristiane esternamente minacciate dall'ostilità e internamente tentate dalla paura e dalla mancanza di  fede. Sul finire della notte, «Gesù va verso di loro camminando sul mare», ma i discepoli sono incapaci di riconoscerlo. La loro paura fa vedere in lui «un fantasma». Le paure sono l'ostacolo maggiore, impediscono di  riconoscere, amare e seguire Gesù come «Figlio di Dio» che  accompagna e salva anche e soprattutto nella crisi.

Gesù vuole infondere in loro la sua forza, la sua sicurezza e la sua stessa fiducia nel Padre e pronuncia  le parole più rassicuranti: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro è il primo a reagire. Il suo comportamento è allo stesso tempo modello di affidamento fiducioso ed esempio di paura e debolezza. Dapprima cammina sicuro sulle acque, poi «s'impaurisce», dimentica la sua Parola, sente la forza del vento e comincia ad «affondare».

  Cristo è realmente presente nella storia in un modo nuovo e noi possiamo trovarlo  dove normalmente  non riusciamo a scorgerlo; siamo invitati ad  identificarci con Pietro, con la sua generosità e debolezza, ad  appoggiarci su Cristo più che su qualsiasi realtà di questo mondo. È nella fiducia di quel  “se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque” che si intraprende il cammino spirituale della vita. Ma c'è da vincere la paura che agita, paralizza, chiude, affonda.

La barca sballottata dal mare in tempesta, la paura dei discepoli, le parole di Gesù e il grido di Pietro ci aiutano a comprendere che l'episodio vuole essere un simbolo della comunità cristiana alle prese con la persecuzione e  la paura. Eppure un credente non può mai dire di essere solo perché nel suo respiro c’è sempre quello di Dio. E la barca, simbolo della nostra vita fragile, riesce ad avanzare  nella notte grazie a rematori che non si arrendono.

La fede ci chiama a vivere un particolare  rapporto con il Signore che ci attira a sé ed è proprio grazie a questa relazione con lui che possiamo imparare ad aprirci alla relazione e alla comunione fraterna.

 E’ fiducia nel Signore, ma è fatta anche di fatica e conosce il momento dell’esitazione e della paura,  ma può condurci alla quiete nella comunione con il Signore (“appena saliti sulla barca il vento cessò”, v. 32). La fede non ci esime dal difficile discernimento della presenza del Signore che viene a noi per vie e in modi inusuali e inattesi e proprio per questo noi non sappiamo riconoscerlo (è significativo che qui i discepoli scambino Gesù per un fantasma).

 Nella fede possiamo lasciarci raggiungere da Lui e possiamo accoglierlo sulla nostra barca, navigatore in mezzo a navigatori, Salvatore in mezzo a salvati e da questa comunione può sfociare la professione di fede: “Davvero tu sei il Figlio di Dio” (v. 33). L’episodio del vangelo di oggi potrebbe sembrarci distante, lontano, non riguardare la nostra vita quotidiana dove, apparentemente, questi prodigi non avvengono, ma possiamo leggere in esso la narrazione metaforica di ciò che dovrebbe essere il dinamismo concreto della nostra fede, sempre chiamata a credere l’incredibile e a sperare l’insperabile.

                                                                                                                             sr Annafranca Romano

Aggiungi commento

Inviando un commento accetti le politiche di privacy di piccolemissionarie.org
Informativa sulla privacy


Codice di sicurezza
Aggiorna