Le donne silenziose che nessuno nota, ma che sanno continuamente amare, sono quelle che scrivono la storia del mondo. Crescono custodendo la meraviglia dei doni di cui Dio le ha rese preziose. Sanno soffrire senza lamenti. Sanno amare con tutta la loro persona. Portano le fatiche e la grazia dell'esistenza quotidiana. Sono sempre pronte al dono. Piangono in silenzio e sorridono con delicatezza. Spesso non le notiamo, tanto sono discrete. Un giorno, quasi per miracolo, le incontriamo nelle circostanze più normali della nostra ferialità: attente e premurose.

         La Donna che, tempestata di luce viene assunta al cielo, è questo stupore di semplicità ed è la Donna dalla quale è nato il Figlio dell'Altissimo. È la Donna che, immersa nel vortice dell'Amore Divino, sa essere premurosa con una cugina che ha bisogno di Lei. Non solo le dona l'aiuto ma, straordinariamente, le porta Dio in casa.

         La Donna è Maria di Nazaret, la Madre di Gesù. Colei che nutre. Colei che educa. Colei che ama. Soprattutto, colei che soffre la pienezza d'amore del Figlio fino ai piedi della croce. In quel momento inizia la “dormizione” che la renderà simile in tutto al Figlio, fino a morire come Lui: povera, fragile, umile, debole, trasformata sempre dal fuoco dell'amore, fino all'incontro pasquale con il Figlio, fino all'effusione dello Spirito.

         In quel momento per Lei si compie la missione. Si addormenta per vivere il passaggio dell'incontro glorioso col Figlio. È assunta in cielo. Supera i cieli dei cieli: Lei primizia della nostra risurrezione nel corpo ha patito con noi, è stata solidale dei nostri tormenti, ha attraversato le nostri notti oscure e in ogni esperienza ha amato a dismisura.

         Oggi entra, in uno sfolgorio di gioia, nella Casa del Padre che l'ha scelta, del Figlio nato dal suo grembo, dello Spirito, Amore instancabile che l'ha condotta.

         Se noi, abituati soprattutto a tenere lo sguardo rivolto alla polvere della terra, alle morti che ci circondano, ai dolori che non sappiamo spiegare, solleviamo appena gli occhi, vediamo Lei: la Donna, la Madre. Sempre con la stessa tenerezza, sempre con il caldo del suo abbraccio, sempre con l'ospitalità del suo grembo, sempre accanto, sempre pronta. La nostra vita trova ristoro, il nostro cuore trova consolazione, i nostri occhi trovano la Luce, la nostra orfanezza trova la Madre: splendente, bellissima, unica, dolcissima. Quel suo fulgore non ci incute soggezione, scatena i desideri inappagati della nostra vita e in Lei vediamo la speranza che si realizza, l'amore che ci coinvolge, il cielo che ci accompagna nell'anima, mentre ancora come pellegrini camminiamo sulla terra.

Dedicato a tutte le donne umiliate, perseguitate, uccise!

                                                                                                                    don Franco Bartolino

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